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Niccolò Carratelli / Roma Si comincia. Poco dopo le 15, nell'aula di Montecitorio, a inaugurare le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica saranno i senatori a vita. La prima scheda in assoluto dovrebbe essere depositata nella classica "insalatiera" dall'ex capo dello Stato Giorgio Napolitano. Poi a seguire, chiamati 50 per volta, i senatori, i deputati, i delegati regionali. Si stima che serviranno almeno cinque ore per completare le operazioni, poi inizierà lo scrutinio, il risultato è atteso dopo le 21. O meglio, il non risultato. Perché l'unica certezza è che stasera non avremo il presidente. Si parte senza un'intesa tra i partiti e senza una minima traccia da seguire. Almeno è uscito un nome. Un primo candidato messo tatticamente sul tavolo di questa contorta partita del Quirinale. È il nome di Andrea Riccardi, fondatore della comunità di Sant'Egidio ed ex ministro. Il suo profilo è stato discusso durante il vertice di centrosinistra di ieri mattina ed Enrico Letta assicura che «non è un candidato di bandiera, è il mio candidato ideale». Mentre Giuseppe Conte, durante l'assemblea serale dei grandi elettori del Movimento 5 stelle, spiega che «Riccardi è un buon profilo e non ha colori politici, ma non è utile "bruciare" subito la sua candidatura, nelle prime chiame. La cosa migliore è votare scheda bianca». Prudenza, insomma, anche perché Matteo Renzi ha subito sentenziato che «Riccardi non ha nessuna possibilità» di essere eletto. Questa mattina, alle 11 a Montecitorio, Conte, Letta e Roberto Speranza di Leu si vedranno di nuovo, con i rispettivi capigruppo di Camera e Senato, per decidere la linea su questa prima giornata. Molto dipenderà dalla mossa del centrodestra e, in particolare, di Matteo Salvini. Che, ufficialmente, ancora non scopre le sue carte: «Daremo i nostri nomi nelle prossime ore. Due, tre o quattro: non imporremo niente a nessuno, proporremo». Ma alcune indicazioni il leader della Lega le fornisce. Ad esempio, escludendo che nella rosa dei candidati di centrodestra possa esserci Pierferdinando Casini, le cui quotazioni erano date in ascesa negli ultimi giorni. O ribadendo che «togliere Draghi dall'incarico di presidente del consiglio sarebbe pericoloso. Reinventarsi un nuovo governo fermerebbe il paese». Trovandosi, su questo punto, in sintonia con Conte, il quale ribadisce: «Non mettiamo veti, ma un premier non vale l'altro e questo governo deve andare avanti». Per Enrico Letta, invece, l'ipotesi di trasferire Draghi al Quirinale «resta sul tavolo» e, ospite in tv a Che tempo che fa, il segretario dem anticipa che «fra i temi di cui parleremo con gli esponenti di centrodestra c'è l'eventuale candidatura di Draghi, per capire se le dichiarazioni di Berlusconi sono ultimative oppure no». Alla fine il colloquio decisivo sarà quello tra lui e Salvini, che ieri è saltato, ma oggi dovrà esserci per forza. «Lo vedrò e mi metterò a ragionare con lui», assicura Letta, dicendosi «ottimista di trovare una soluzione al massimo entro 72 ore». Dallo staff del leader della Lega precisano che «non c'è nulla di organizzato» e lo stesso Salvini, alla fine di una giornata di riunioni con i suoi parlamentari e delegati regionali, manda un avvertimento al segretario del Pd: «Mi dispiace sentire i no pregiudiziali da parte di Letta, non è il modo migliore per scegliere un presidente il più veloce possibile». Le premesse non sono le migliori, e allora si temporeggia, votando scheda bianca. Dovrebbe essere questa anche la strategia della Lega e del centrodestra, ma una decisione ufficiale arriverà solo oggi. Insomma, il rischio di ritrovarci stasera con un diluvio di schede bianche è concreto. Di certo i grandi elettori non saranno al completo, dato che ieri è morto il deputato di Forza Italia Enzo Fasano. Non sarà l'unico assente, oggi pomeriggio: daranno forfait anche l'ex ministro e deputato Lorenzo Fioramonti, contagiato dal Covid e bloccato in Sudafrica, e il senatore Gianluigi Paragone, anche lui positivo al Covid.-- © RIPRODUZIONE RISERVATA© RIPRODUZIONE RISERVATA