Il padre difende Barbara «Mia figlia non c'entra e la verità verrà a galla»

PAVIA«L'arresto di mia figlia è stato una sorpresa, nessuno se l'aspettava. Farò il possibile per tirarla fuori, lei deve stare tranquilla perché la verità alla fine viene sempre a galla. E la verità è che mia figlia non c'entra con la morte di Luigi Criscuolo». Franco Pasetti, padre di Barbara Pasetti, arrestata con l'accusa di avere avuto un ruolo nell'omicidio del commerciante pavese, è a bordo della sua Lexus blu con interni in pelle marrone. È appena uscito dai capannoni dell'azienda che per anni ha guidato, in via Rismondo.Oggi lo stabilimento è dismesso ma qui un tempo si produceva e commercializzava Grana Padano. Dal cancello elettrico esce, su un'altra macchina, Gian Andrea Toffano, l'ex marito di Barbara Pasetti, commerciante di automobili, prima per le concessionarie di viale Campari e viale Partigiani, ora per un'altra azienda. I due uomini si sono incontrati nei capannoni abbandonati, dove sono rimasti soltanto alcuni macchinari dell'azienda. Forse per parlare di affari o discutere di questioni familiari. gli interrogatori Entrambi sono stati sentiti dagli inquirenti nella giornata di giovedì, proprio mentre erano in corso le perquisizioni nell'ex convento di Calvignano, dove Barbara Pasetti abita con il figlio di otto anni e dove il 20 dicembre, davanti al cancello del giardino, è stato ritrovato il corpo senza vita di Luigi Criscuolo, commerciante di biciclette a Pavia, scomparso l'8 novembre. Gli investigatori hanno perquisito anche la casa di Franco Pasetti, dove erano custodite alcune armi, regolarmente denunciate, e fatto copia del cellulare. «Lo uso solo per telefonare, troveranno al massimo qualche foto di whatsapp - spiega l'uomo -. L'ultima telefonata è quella di mia figlia, poco prima che arrivasse la polizia. Gli inquirenti stanno prendendo un abbaglio, lei non c'entra niente. Qualcuno ha voluto metterla in mezzo scaricando il corpo del commerciante davanti a casa sua, a Calignano. Ma quel corpo è spuntato all'improvviso nel campo vicino al cancello, non c'era nei giorni precedenti. Ho assistito alle ricerche, hanno setacciato ogni angolo: non c'era». «non si conoscevano»Secondo gli investigatori la figlia e la vittima si conoscevano. «A me non risulta - dice il genitore -. Mia figlia non aveva motivo di frequentare un commerciante di biciclette di Pavia, non si capisce quando e perché sarebbero entrati in contatto». Il legame, secondo quanto riferito dai parenti della vittima, risale invece al mese di agosto dello scorso anno. Barbara Pasetti aveva chiesto aiuto al suo carrozziere, che ha l'officina a Sant'Alessio con Vialone, amico anche di Criscuolo, perché temeva per la sua vita. Pensava che l'ex marito volesse ucciderla. Questo, almeno, secondo gli investigatori, aveva fatto credere a Luigi Criscuolo, che le aveva offerto la sua protezione. il rapporto con l'ex «Mio genero un violento? Una storia che non sta in piedi - dice il padre della donna -. Il pomeriggio dell'arresto dovevano vedersi con mia figlia, si incontravano spesso, almeno due volte a settimana, per la gestione del bambino. I rapporti sono sempre stati buoni». Anche sulle richieste estorsive che la Pasetti avrebbe rivolto ai parenti della vittima attraverso alcune lettere l'uomo è categorico: «Sciocchezze. Mia figlia non aveva nemmeno la stampante funzionante, chiamava me ogni volta che aveva bisogno di stampare qualcosa dal computer. Sono certo che ne verrà fuori».Il genitore smentisce anche che Barbara Pasetti svolga la professione di fisioterapista. «Sa fare i massaggi, ha studiato per questo ma non ha mai svolto l'attività - spiega il padre -. Ha fatto forse giusto qualche massaggio alle amiche. Purtroppo da anni mia figlia non lavora». Anche in relazione alla sua occupazione la donna aveva fornito una versione diversa, spiegando di svolgere la professione di fisioterapista a domicilio, al costo di circa 25 euro. Aveva anche aggiunto, in alcune interviste, che i clienti erano calati dopo il suo coinvolgimento nella vicenda. --m. fio.-a. a.