Terre, 13 indagati nel caso vino adulterato

Sandro Barberis / broniAlcune partite del vino venduto dalla cantine Terre d'Oltrepo di Broni erano adulterate con diglicerine cicliche: sostanze vietate per alterare il vino e cambiarne il gusto. Con questa accusa 11 persone fisiche e 2 società hanno ricevuto l'avviso di fine indagini. Un atto solitamente propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, quindi del possibile inizio di un processo.In particolare viene contestata la frode in commercio e la vendita di sostanze alimentari non genuine: reati che possono portare fino a 2 anni e mezzo di condanna.Il caso riguarda 20mila bottiglie di spumante "Oltrepo Pavese Metodo Classico Docg" già al centro di un blitz dei carabinieri forestali a marzo. Ma anche, ed è una nuova contestazione, 23mila ettolitri di "Pinot grigio 2017 Igp provincia di Pavia". Nel mirino poi 301,65 ettolitri di mosto parzialmente fermentato di "Sangue di Giuda". La Cantina, che sta continuando a lavorare e di recente ha lanciato nuove linee di prodotto, si difende. «Documenteremo gli investimenti fatti negli ultimi quattro anni per aumentare sicurezza e qualità del vino» dicono i legali. Intanto però le accuse rischiano di trascinare in un processo i vertici a partire dal presidente del consiglio d'amministrazione Andrea Giorgi.gli indagatiGli indagati sono Andrea Giorgi (44 anni di Montecalvo Versiggia, presidente del cda di Terre), Marco Forlino (55 anni di Borgo Priolo, vice presidente del cda) Alberto Servetti, (37 anni di Castagnito (Cuneo), direttore della cantina Terre), Alessio Galaschi (41 anni di Voghera, responsabile del controllo qualità della cantina). Indagati anche gli enologi della cantina Terre: Pietro Di Lernia (52 anni di Casteggio), Andrea Rossi (40 anni di Stradella) e Fabrizio Vercesi (57 anni di San Damiano al Colle). Sotto accusa anche il direttore tecnico dell'area enologica di "Enoitalia Spa", società veronese tra la principali in Italia nella commercializzazione di vini, Walter Zuccotto 48enni di Garda (Verona). Sono indagati anche tre agricoltori che avrebbero tenuto nelle loro rivendite bottiglie del vino adulterato. Sono Luca Bellani, 48 anni rappresentante della tenuta Cà di Frata di Mornico Losana, Giovanni Maggi, 35 anni della cascina La Torre di Bosnasco e Giovanni Covini, 56 anni dell'azienda agricola Covini di Stradella. Indagate nel loro complesso anche le società "Terre d'Oltrepo Scapa" e "Enoitalia Spa" per «gli illeciti profitti» avuti tramite l'adulterazione del vino.le accuseIl caso è nato dopo la segnalazione da parte della catena di supermercati Eurospin di vino non conforme perché contenente "diglicerine cicliche". Eurospin, dopo analisi di laboratorio nel 2020, aveva contestato una partita di 20mila bottiglie di spumante "Metodo Classico". A marzo 2021 poi il blitz con sequestri ed altre analisi che hanno portato il sostituto procuratore Paolo Mazza ad accusare Giorgi, Forlino, Dilernia, Rossi, Vercesi, Servetti e Gaiaschi di aver adulterato la partita di "Metodo classico" venduta ad Eurospin. Ma Giorgi e Gaiaschi sono accusati anche di aver ceduto 23mila ettolitri di Pinot Grigio con le diglicerine cicliche a Enoitalia. E l'azienda veneta, con la compiacenza del direttore tecnico Zuccotto, avrebbe prima restituito il vino. Ma poi accettato che i 23mila litri fossero diluiti nuovamente per passare i controlli. E quindi Enoitalia li aveva ripresi. L'agricoltore Maggi invece è accusato di aver conferito in accordo con Giorgi e Giaschi 301,65 ettolitri di mosto di Sangue di Giuda già taroccato con le diglicerine. Gli agricoltori Bellani e Covini sono indagati per aver tenuto nelle loro tenute bottiglie di vino allungato per rivenderlo.--