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Sapevate che dal 999 al 1796 il territorio di Bastida De Dossi era uno stato indipendente? O che nel Cinquecento, a Silvano Pietra, risiedevano notabili del calibro di Clemente Pietra, ambasciatore del Granduca di Toscana, o di sua madre Caterina Bianca Stampa, donna potentissima, amica di penna di Maria Tudor? il dazioAvevate idea del fatto che fino al Settecento tutte le merci in transito da Milano alla Liguria dovevano obbligatoriamente passare il Po nella zona di Casei Gerola, il cui porto fluviale fece la fortuna della zona per secoli? Queste sono solo alcune delle tante curiosità contenute nel volume "Storie di borghi lungo il Po", firmato da Don Maurizio Ceriani, che lo presenta questa sera alle 21 all'interno della collegiata di Casei Gerola.Grande appassionato di storia nonché minuzioso ricercatore di fonti, il parroco dei paesi di Casei, Cornale, Gerola, Bastida, Silvano Pietra, Corana e Ghiaie ha voluto raccontare la storia di questi luoghi, di quel basso Oltrepo un tempo tappa di importanti rotte commerciali del nord Italia: «Corredato di un importante apparato critico - dice Ceriani - il volume si può leggere in due modi: come una narrazione per episodi, che si sofferma su alcune pagine di un passato compreso tra il I secolo d.C. e i giorni nostri cercando di inquadrare le vicende locali con quelle della Grande Storia, oppure, facendosi guidare dalle 732 note a piè di pagina, come un libro di studio che analizza in maniera più approfondita i fatti. Troppo spesso i volumi di storia locale si mantengono a un livello superficiale, io ho voluto dare al lettore la possibilità di scegliere quanto e come addentrarsi nella materia trattata». un passato mercantileOggi paesi periferici nella cartina oltrepadana, per secoli questi borghi sono stati teatro di un fiorente commercio, il quale a sua volta ha consentito alle famiglie nobili di salire la scala sociale fino ai vertici, e di costruire un piccolo impero economico: «Il più ricco, come testimonia ancora la sua splendida chiesa parrocchiale - era Silvano Pietra, che durante il Quattrocento e il Cinquecento detenne di fatto il monopolio (conteso davanti al giudice con i Függer, i potenti banchieri di Anversa che finanziarono tante spedizioni nelle Americhe) della produzione, della trasformazione e della vendita del gualdo, il cosiddetto "oro blu": utilizzato per tingere le stoffe pregiate, partiva in grandi quantità dalla nostra zona qui per raggiungere tutta Italia. Per renderci conto del mercato che questo fiore alimentava, basta citare un episodio avvenuto il 2 ottobre 1451: si tratta di una richiesta, ancora oggi conservata, avanzata dal mercante Giovanni Matteo Bottigella, di imbarcare dal porto di Casei 200 muli carichi di gualdo. Destinazione? La Repubblica di Venezia».Perché partire da Casei Gerola? «Oggi non riusciamo a immaginarlo - spiega Ceriani - ma un tempo a Casei il porto sul Po era grande e strutturato, e doveva esserlo per gestire i traffici commerciali tra due grandi città come Milano e Genova. Oltre Cervesina e fino a Castel San Giovanni, infatti, non c'erano altri punti in cui le navi potessero attraversare: il Siccomario, alla confluenza tra Po e Ticino, era un'enorme palude, che fu bonificata soltanto nel Settecento». Stando così le cose, chiunque potesse vantare un molo da queste parti era destinato a discreti guadagni: «Lo dimostra - dice Ceriani - l'assai curioso caso di Bastida De Dossi, che per quasi 800 anni è rimasto letteralmente uno stato a sé: lo donò la regina Adelaide, moglie di Ottone I Il Grande, al monastero del Santissimo Salvatore di Pavia, che se lo tenne stretto fino all'arrivo di Napoleone. Situato trenta chilometri più a nord, non rinunciò mai a questo privilegio, che gli dava la possibilità di controllare e di esercitare dei diritti sui transiti commerciali». --Serena simula