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Durante tutte le grandi crisi borsistiche torna di moda l'oro come bene rifugio ultimo ed anche questa volta le cose sono andate così. Per Salvatore Gaziano, responsabile investimenti di SoldiExpert SCF, il metallo giallo non è però la soluzione di tutti i problemi.Perché l'oro è considerato il primo bene rifugio?«Perché ha dimostrato nei millenni di saper mantenere il proprio valore e perché ha un andamento decorrelato rispetto alle altre asset class. Questo significa che, quando crolla tutto, riesce a sottrarsi all'andamento generale. Senza dimenticare che viene utilizzato come riserva dalle banche centrali, alcune delle quali da un po' di tempo a questa parte sono tornate ad acquistarne grandi quantità. Vanno però fatte delle precisazioni».Quali?«Innanzitutto c'è una differenza fra oro fisico, cioè il lingotto, e strumenti finanziari legati al suo andamento, che sono quelli utilizzati nella costruzione dei portafogli. Il lingotto ha valore in sé, ma non è facilmente vendibile e presenta costi di custodia. Gli strumenti finanziari legati all'oro non hanno questi svantaggi ma nel momento in cui l'intero sistema finanziario viene investito da un'ondata di sfiducia ne subiscono le conseguenze. Ed è proprio per questo motivo che anche l'oro è andato incontro a un ribasso nel recente crollo dei mercati. Niente a che vedere, però, con quanto avvenuto con le azioni».Tenendo conto di tutti questi elementi, l'oro deve far parte di un portafoglio ben costruito?«Sì. L'oro contribuisce ad abbassare in modo significativo la volatilità del portafoglio, cioè ne riduce le oscillazioni, quello disorienta di più i risparmiatori».Che percentuale del portafoglio va data all'oro?«Nei nostri portafogli azionari riserviamo una quota che va dal 5% al 10% agli strumenti finanziari legati all'oro per aumentarne la solidità». --© RIPRODUZIONE RISERVATA