Cartabia è la prima presidente donna «Rotto il cristallo farò da apripista»

Alessandro Di Matteoroma. Già otto anni fa la sua nomina alla Corte costituzionale era stata un fatto straordinario, prima di lei solo altre due donne erano state ammesse a palazzo della Consulta, tra i giudici che decidono sulla costituzionalità delle leggi. Ma ieri Marta Cartabia ha davvero infranto un tabù, perché l'Italia non è la Finlandia, dove proprio in questi giorni una donna di 34 anni diventa presidente del Consiglio: né Fernanda Contri, né Maria Rita Saulle - uniche donne tra i giudici costituzionali prima di lei - erano riuscite a sedere sulla poltrona di presidente. «Si è rotto un vetro di cristallo - è il suo primo commento - ho l'onore di essere un'apripista». Peraltro, anche i suoi 56 anni sono quasi un record, una dei più giovani presidenti della Consulta di sempre. Il confronto con la Finlandia è inevitabile: «Come ha dichiarato la neopremier finlandese Sanna Marin - dice la Cartabia - spero che anche in Italia si possa arrivare a dire che età e sesso non contano, anche se nel nostro Paese un po'contano ancora. ..». Di sicuro in Italia non c'è mai stata una donna presidente del Consiglio e, fino a ieri, nemmeno alla guida della Consulta. Peraltro, proprio lei, negli ultimi due anni, per ben due volte è stata nella rosa di nomi che il capo dello Stato ha preso in considerazione proprio per la presidenza del Consiglio: la prima volta nella primavera 2018, quando dopo le elezioni i partiti non riuscivano a uscire dallo stallo. La seconda volta pochi mesi fa, dopo che la Lega ha tolto la fiducia a Giuseppe Conte. Il Pd chiedeva discontinuità anche sulla figura del presidente del Consiglio, si parlò anche di lei, poi arrivò un suo comunicato: «L'incarico alla Corte costituzionale, che mi è stato affidato otto anni fa e che si concluderà nel settembre 2020, richiede grande impegno e responsabilità e intendo portarlo a compimento per il valore che la Costituzione gli attribuisce».Un incarico che durerà solo per nove mesi, ma che appunto rappresenta una novità assoluta. «È un passo significativo per la storia delle nostre istituzioni», continua la Cartabia. «Le donne in magistratura sono in maggioranza, rappresentano il 53% ma non ai vertici».Una giurista che ama la musica rock (i Metallica in particolare) e la montagna. Nominata giudice costituzionale da Giorgio Napolitano nel 2011, quando aveva solo 48 anni, ha costruito un solido rapporto di fiducia con l'attuale capo dello Stato Sergio Mattarella, proprio negli anni in cui erano entrambi alla Corte costituzionale, praticamente "vicini di pianerottolo" dal momento che tutti e due alloggiavano nella foresteria della Consulta. Cattolica anche lei, ma vicina a Comunione e liberazione, a differenza del presidente della Repubblica che ha sempre militato nel cattolicesimo di sinistra. Ma la sua fede, precisa, non sarà mai «un problema» per il suo ruolo. «La formazione di ciascuno di noi è una ricchezza e non un problema, a condizione che si sia in una posizione di ascolto e con un atteggiamento di laicità positiva».Come giurista si è formata con Valerio Onida, suo relatore alla tesi, poi divenuto anche lui presidente della Consulta. Dal 2008 docente di diritto costituzionale all'università la Bicocca a Milano, ma vanta anche una solida formazione nel campo del diritto internazionale: ha insegnato e svolto ricerca in diverse università italiane e all'estero e ha fatto parte di organismi europei come l'Agenzia dei diritti fondamentali della Ue, con sede a Vienna.Unanimi i consensi arrivati dal mondo della politica. La presidente del Senato Elisabetta Casellati parla dell'«orgoglio di vedere finalmente una donna ai vertici della Consulta». Per Luigi Di Maio è una «giornata storica», Mara Carfagna parla della rottura di un «pregiudizio», Nicola Zingaretti di un «passo avanti per l'Italia», Matteo Renzi di «segnale bellissimo». --© RIPRODUZIONE RISERVATA