L'illustratore che collabora alle indagini «Ricostruisco i volti partendo dal teschio»

In che modo un illustratore può fornire un apporto decisivo a un'indagine di polizia? Come può uno scultore aiutare gli inquirenti a fornire il nome di una vittima sconosciuta, o il volto di un teschio ritrovato dopo tanto tempo? A queste domande può rispondere Giovanni Civardi, artista milanese da anni residente a Casteggio, nonché uno dei pochissimi esperti italiani di ricostruzione facciale nell'ambito dell'antropologia forense.Classe 1947, da tempo in pensione ma ancora attivissimo, è autore di numerose pubblicazioni dedicate al disegno anatomico (per la precisione 39, tradotte in diverse lingue) ma è anche un fine studioso della materia, capace non solo di realizzare ritratti e sculture incredibilmente somiglianti, ma anche di ricostruire materialmente il volto di una persona a partire dal suo teschio. Proprio per questa straordinaria conoscenza dell'anatomia umana, Civardi è stato contattato dall'università francese di Nizza "Sophia Antipolis" per collaborare a una ricerca volta a dimostrare come la pratica della ricostruzione facciale possa essere considerata una prova inconfutabile durante i processi.Dal teschio al volto«In pratica - spiega Civardi - la ricerca si propone di dare validità scientifica a un metodo che seppur ormai desueto (i computer, infatti, hanno soppiantato da tempo l'artista nella realizzazione degli identikit) è tuttavia ancora più che attendibile, nonché utilissimo in certi casi particolari. Quanto al come viene condotto lo studio, è presto detto: l'Università mi manda di volta in volta le immagini di un teschio, io lo studio attentamente e poi da quella base procedo a ricostruirne i tratti. Muscoli e tessuti che componevano il viso della persona riprendono vita grazie ai materiali scultorei, che mi danno la possibilità di colmare le lacune lasciate dal naturale deterioramento del corpo». Una volta che il viso è stato ricostruito, si procede con il confronto: «Ovviamente - dice Civardi - i colleghi francesi hanno già l'immagine originale della persona su cui mi hanno chiesto di lavorare, per cui al termine della mia opera a loro non resta che confrontarla con l'aspetto reale del morto, per stabilire quanto è attendibile la ricostruzione». Fino ad ora, i risultati ottenuti da Civardi sono stupefacenti: «Il progetto - dice l'artista - è ancora nelle fasi iniziali, e per il momento si è limitato alla realizzazione di tre ricostruzioni. Nonostante siano poche, in tutti i casi analizzati la somiglianza si è rivelata incredibile, e sono entusiasta all'idea di continuare a mettermi alla prova in questo campo. Purtroppo, per un problema di fondi, il progetto si è momentaneamente arrestato, ma spero di poter riuscire a proseguire i miei studi il prima possibile».Vale come prova?Anche perché per rendere inconfutabile la pratica, la strada è ancora lunga: «Il nostro obiettivo - conclude Civardi - è che la ricostruzione facciale diventi una prova, vale a dire che abbia una validità in tribunale. Ciò significa che non bastano poche prove: ce ne vorrà una lunga serie per trasformare una pratica artistica in un metodo d'indagine, per dargli dignità e sistematicità assolutamente inattaccabili». --Serena Simula