Il prof Ugo Foscolo 210 anni dopo Ecco le tracce a Pavia del grande poeta

Era il dicembre del 1808 e Ugo Foscolo si trasferiva a Pavia. Aveva ottenuto la cattedra di Eloquenza presso la nostra università, senza concorso, ma per "chiara fama" delle sue doti letterarie, grazie a un decreto vicereale e all'appoggio dell'allora ministro dell'Interno Luigi Di Breme.Foscolo doveva sostituire come professore il titolare Luigi Cerretti, morto nel marzo dello stesso anno. «Era il primo dicembre di 210 anni fa, quando il poeta arrivò in città», precisa Gianfranca Lavezzi, docente a Pavia di Letteratura italiana e presidente del Centro Manoscritti, curatrice del saggio "La casa pavese di Ugo Foscolo" all'interno del volume Almum studium papiense, storia dell'università di Pavia dall'età austriaca alla nuova Italia a cura di Dario Mantovani. «C'era nebbia e faceva freddo, ma Foscolo era entusiasta perché aveva davanti a sé la prospettiva di iniziare una carriera accademica, in quella che lui medesimo considerava «l'università più nobile di tutte», prosegue Lavezzi.la bella casaSi trasferì, dunque, in una bella casa tre-quattrocentesca, di proprietà Bonfico, in Borgo Oleario, oggi nominata via Ugo Foscolo in suo onore. L'abitazione, con pareti di affreschi antichi, è ora privata e non visitabile, ma fonti letterarie ci dicono che il celebre scrittore all'epoca la arredò in maniera sfarzosa, spendendo migliaia di lire per la mobilia e assumendo tre persone di servizio, convivendo, inoltre, con l'amico Giulio di Montevecchio, nobile studente di Matematica».Foscolo era appena trentenne, ma già famoso; conosciuto sia come autore del "Tieste" e delle "Ultime lettere di Jacopo Ortis", libro di culto della gioventù contemporanea, sia come poeta in grado di cimentarsi, ad altissimo livello, in vari generi: dalla poesia civile ai recenti "Sepolcri". Era un uomo non bello ma di grande fascino, dalle molte passioni, considerato quasi alla stregua di un eroe nazionale, coraggioso nelle armi e ferito in battaglia due volte, a Cento e nell'assedio di Genova.l'anniversario«Quest'anno si celebrano i 240 anni dalla sua nascita, avvenuta nel 1778 - aggiunge Gianfranca Lavezzi - Perciò è giusto per Pavia ricordare anche l'anniversario della sua permanenza in città e il suo stile di vita. È curioso ad esempio sapere come egli passò il Natale del 1808. Foscolo in persona ci tramanda nelle epistole che il 25 dicembre rimase in Borgo Oleario in compagnia del solo Montevecchio, mentre che a Santo Stefano invitò a pranzo l'economo dell'università e Giuseppe Mangili, docente di Storia naturale, ai quali offrì una tacchinella e il panettone. Durante il suo soggiorno pavese egli uscì raramente di casa, lamentandosi dell'inclemenza climatica, del freddo, della nebbia e della neve che ricopriva le strade. Non abbiamo accenni di visite a monumenti, sappiamo solo che, quando poteva, amava passeggiare lungo il fiume Ticino». La carriera accademica, a dispetto delle aspettative foscoliane, non durò a lungo. Nel quadro di una ristrutturazione dell'insegnamento universitario, un decreto dell'inverno 1808 sancì infatti la soppressione delle cattedre relative ai corsi del primo anno, pur garantendo ai professori lo stipendio per l'anno in corso.il debutto«Fu il 22 gennaio 1809, il giorno dell'esordio del professore Foscolo, a mezzogiorno nell'aula Magna, oggi aula Foscoliana - chiarisce Lavezzi - Tra il pubblico erano presenti Alessandro Volta e Antonio Scarpa, magistrati, notabili, allievi, amici arrivati da Como, Cremona e Milano; c'era Vincenzo Monti. Pavia accolse il poeta con stima e reverenza».Le lezioni continuarono a febbraio, dopodiché ci fu un'interruzione dovuta a viaggi di Foscolo tra Milano e Como. Ormai era comunque chiaro che la cattedra pavese non sarebbe stata reintegrata per l'anno successivo. Le ultime lezioni furono il 18 maggio, il 5, il 6 e il 15 giugno 1809. «A Pavia Ugo Foscolo non tornò più - conclude Lavezzi - Di lui, ci sono rimasti monumenti commemorativi, alcuni manoscritti conservati al Museo per la storia, in biblioteca Universitaria e al Centro Manoscritti, dove custodiamo edizioni rare di sue opere». --Gaia Curci