Precedenti in parità in provincia di Pavia due progetti bocciati e due approvati

La strada delle unioni tra comuni non è sempre arrivata al traguardo, ma a volte è finita in un vicolo cieco. In provincia di Pavia però, almeno finora, la battaglia tra favorevoli e contrari è in parità: 2 a 2, due fusioni andate a buon fine e due fallite. Ultimo esempio di fallimento, in ordine di tempo, è il progetto di unione tra Carbonara e Villanova. Lo scorso 15 aprile il referendum tra i cittadini (nella foto un seggio) ha bocciato la proposta di fusione sostenuta dai due sindaci. Un voto a due facce: mentre Carbonara (circa 1500 abitanti) si è espressa per il "sì" con l'81,73% dei voti, Villanova (circa 800 abitanti) ha consegnato al "no" il 67% dei consensi. E' vero che il referendum era solo consultivo e l'ultima parola, in teoria, spetterebbe alla Regione. Ma il voto contrario di un solo comune è, di fatto, un veto insormontabile. Lo dimostra il precedente della mancata fusione tra Pieve del Cairo e Gambarana, dove il "no" di Gambarana ha mandato all'aria il progetto di unione. Ha invece avuto successo la proposta di fusione tra Corteolona e Genzone. L'unione è stata approvata in entrambi i comuni con il referendum nel 2015 e ufficializzata nel 2016 con le elezioni che hanno portato all'elezione di un unico sindaco. Nel dicembre 2013 il referendum sull'unione tra Bastida de' Dossi e Cornale ha visto una maggioranza schiacciante a favore del "si" e dal 2014 i due centri oltrepadani sono un solo comune.