Senza Titolo

Gli occhi dei bambini sono come libri aperti, il loro sguardo è più eloquente di qualsiasi narrazione: spesso diventano insostenibili, intimamente inquietanti e ci costringono ad abbassare i nostri. Cercare l'immediatezza narrativa che promana dallo sguardo di un bambino offre l'opportunità di una conoscenza intuitiva e più sincera. Ho ben presenti nella mente e nel cuore i volti, gli occhi, gli sguardi di molti bambini e bambine, riecheggiano nei miei pensieri le loro storie, ascolto il riaffiorare delle loro parole: mi raccontano di sofferenza e di dolore più che di gioia, soprattutto se rifletto sulle loro sensibilità, sulle consapevolezze, sulle spente rassegnazioni. E penso spesso - senza darmi una spiegazione- come mai il mondo non riesca ad essere migliore, a garantire tutele concrete per i minori e perché mai la condizione nativa possa essere per un bimbo il marchio indelebile di un destino già scritto. La televisione sciorina notizie e fatti di cronaca che riguardano minori, alcuni casi sono tristi, altri agghiaccianti: l'informazione fa il suo lavoro e noi facciamo il callo al peggio. Le recenti ricerche di Save the children e Terres des hommes ci parlano di una condizione infantile deprivata, in Italia un bambino su tre vive in condizioni di povertà, molti soffrono di fame, indigenza, freddo, lasciano precocemente la scuola. Ci sono poi occhi che non si vedono e sguardi che non si incrociano: sono quelli dei bambini violati, abusati, sfruttati, picchiati, uccisi. A volte tra le stesse mura domestiche. Senza parlare delle grandi tragedie dell'umanità: quelle della povertà estrema, delle guerre, dell'emigrazione, dello sfruttamento, della pedofilia, del commercio degli organi. Quanto spavento, quanto terrore, quanta distruzione avranno visto gli occhi dei bambini di Aleppo e di Mosul? Le bombe invece delle stelle, i campi minati al posto dei prati, i loro corpi usati come scudi umani. E che fine faranno i minori stranieri non accompagnati se i Paesi ospitanti non si occuperanno di loro? In Italia se ne contano oltre 40 mila, di cui 20 mila arrivati nel 2016. Credo sia venuto il momento di ripensare l'Europa anche da questo punto di vista: delle tutele e delle protezioni da garantire ad una infanzia deprivata della famiglia nativa e non ancora accolta in una famiglia adottiva. La riapertura delle procedure di adozione internazionale, troppo spesso bloccate dalla burocrazia e dai pregiudizi, si impone come tema di eclatante attualità nell'agenda italiana ed europea. Penso che qui, nel mondo cosiddetto "civile" le istituzioni dovrebbero farsi carico concretamente del peso di queste urgenze e contraddizioni. L'infanzia è innocente per definizione: di fronte agli occhi sofferenti e piangenti di un bambino tutto si dovrebbe fermare per riflettere, capire, asciugare quelle lacrime che nascondono storie di miseria materiale e spirituale che sopravvivono tra le pieghe di questa umanità spesso orfana di affetto, pietà e vergogna. Francesco Provinciali Pavia