Quando il pronostico si trasforma in flop

di Pietro Criscuoli wROMA Dice il proverbio romano: «Chi entra Papa esce cardinale». Vecchio concetto della saggezza popolare che spiega il delicatissimo ruolo di chi ha il favore dei pronostici in un'elezione a scrutinio segreto, come il Conclave, e non può difendersi dalle insidie delle congiure. Sergio Mattarella entra da Papa stamattina nella bolgia di Montecitorio, e sembra avere tutte le condizioni per farcela. Ma è da vedere, perché per l'elezione del presidente della Repubblica è successo ben più di una volta che un candidato forte ha dovuto amaramente constatare la rima tra segretezza e incertezza. Soprattutto ai tempi dell'indiscusso regno democristiano. Fu Amintore Fanfani, arcigno politico aretino, a sperimentare sulla sua pelle il dramma di venir impallinato quando tutto sembrava spianargli la strada. E per ben due volte. La prima, e più drammatica, nel dicembre del 1971. Dopo i 7 anni del socialdemocratico Giuseppe Saragat, toccava indiscutibilmente a un Dc. Fanfani era in prima fila, aveva organizzato alleanze e collegamenti. Sembrava facile. 384 voti al primo scrutinio. Giulio Andreotti, suo acerrimo nemico, gli fa mancare i voti dei suoi, che a loro volta convincono altri. Al settimo scrutinio Fanfani, sdegnato, si ritira. Segue un intreccio pazzesco di manovre segrete, al termine del quale Fanfani riappare. Un suo fedelissimo, Carlo Ceruti, aveva proclamato: «Fanfani o morte!». È l'undicesimo scrutinio, ottiene solo 393 voti. Su una scheda c'è scritto: "Nano maledetto, non sarai mai eletto". A quel punto sbatte la porta. Poco dopo, la vigilia di Natale, un'assemblea spossata ripiega su Giovanni Leone, 518 voti. Fanfani ci riprova sette anni dopo, nel 1978. Lui e Andreotti affilano i coltelli, il partito non ha ancora deciso. Fanfani confida ai suoi che stavolta può farcela. Ma sulla scena irrompe Bettino Craxi, giovane segretario del Psi, che minaccia sfracelli se non si elegge un non Dc. A quel punto il cerino di essere Papa passa a Francesco De Martino, vecchio dirigente socialista. Craxi però non lo vuole e lavora alacremente per i più fidati Antonio Giolitti e Giuliano Vassalli. E lì ecco di nuovo la classica coltellata alla schiena dei democristiani. Vuoi un socialista? Bene, votiamo Sandro Pertini (indipendente, incontrollabile), e Pertini sarà. Nel 1992 il Papa pronosticato è Arnaldo Forlani, forte del sostegno dei socialisti e di buona parte della Dc. Anche lì Andreotti ci mette lo zampino con i suoi cecchini. Forlani fa flop, e il "divo Giulio" tesse la trama per farcela. Ma arriva la strage di Capaci e l'emergenza porta Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale. Nel 2013 il Papa è Franco Marini, benedetto dall'accordo tra Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani. Mezzo Pd stronca il vecchio sindacalista cislino. Ora tocca a Sergio Mattarella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA