Maugeri, infermieri divisi Si spaccano in assemblea
di Anna Ghezzi wPAVIA A sinistra mani alzate, a destra mani abbassate. Maugeri, l'assemblea degli infermieri si spacca. Bagarre al momento del voto e tensione alle stelle. Il tavolo della presidenza dice che passa il sì, 50 voti a 45. Contestazioni, cori. E per evitare in extremis la creazione di divisioni insanabili che non fanno certo bene a una trattativa, la rettifica dal tavolo dei sindacati: «Rifaremo la votazione», dice Mimmo Galeppi, Uil, fuori dall'aula. Ieri si presentava all'assemblea dei lavoratori del comparto iscritti e simpatizzanti Cgil, Cisl, Uil e Fsi (che ritengono che la trattativa debba andare avanti) la proposta di accordo sindacale che la delegazione trattante ha preparato per l'azienda qualora venga presentato il piano industriale di rilancio della Fondazione Maugeri e venga valutato positivamente. In caso di valutazione positiva del piano industriale, l'accordo sarebbe sottoposto a referendum tra i lavoratori e in caso di approvazione a maggioranza, firmato. Il piano industriale prima dell'accordo? Lo vogliono tutti. La divisione? Sui tempi, sul metodo. Da un lato il "no" all'accordo sul taglio del costo del lavoro per dire "no" al piano di risanamento ipotizzato dal presidente Gualtiero Brugger che prevede da un lato la vendita degli immobili a un fondo (di cui farebbe parte anche Fondazione Maugeri stessa) e dall'altro l'eventuale scorporo delle attività di cura da quelle di ricerca (le uniche a rimanere al 100% in mano a Fsm). «Non ci fidiamo dell'azienda, non abbiamo garanzie del futuro, ci chiedono sacrifici senza dare nulla in cambio e mettendoci nelle condizioni che l'accordo sia carta straccia: vogliamo valutare il piano di sviluppo», dice un infermiere. Dall'altra parte chi ritiene che, posto che il costo del lavoro sarà comunque ridotto da Fondazione, o applicando il contratto privato o con i tagli concordati o disdettando tutta la contrattazione di secondo livello, la cosa più importante al momento sia dare all'azienda la possibilità di rilanciarsi per mantenere i posti di lavoro e, per quanto possibile, ridurre i sacrifici in capo a ciascuno. Trattando, appunto, sui tagli, non lasciando che l'azienda decida da sola. «Io ad oggi, con questa bozza comunque vengo garantita del mio stipendio e metto l'azienda nelle condizioni di risanarsi. Cosa che interessa anche me, che voglio continuare a lavorare qui», spiega una lavoratrice. Usb e l'assemblea del "No" chiedono che la trattativa venga interrotta finché non ci sarà la possibilità di valutare un piano di rilancio (possibilmente quello stilato nel 2013 dai consulenti post inchiesta, come chiesto da Nanni del M5s ma su cui l'azienda non è disposta a trattare) e allora, ma solo allora, l'accordo. La speranza? «Che le istituzioni intervengano». Gli altri propongono la prosecuzione della trattativa, la valutazione del piano industriale consegnato dall'azienda, la firma dell'accordo dopo il referendum dei lavoratori. L'ultima votazione di ieri, quella della discordia, era sul fatto di continuare la trattativa, subordinando non solo la firma dell'accordo alla presentazione del piano industriale (parte integrante dell'accordo, come indicato nella bozza), ma anche l'entrata in vigore degli eventuali tagli all'accettazione del piano industriale in sede di pre concordato. Infermieri spaccati a metà.