«Ero terrorizzata, non riuscivo a urlare»
di Adriano Agatti e M. Grazia Piccaluga wPAVIA E' l'alba. La via alle spalle del Duomo è deserta. Giulia, 20 anni, infila la chiave nella toppa del portone. Poi quella voce: «Dammi i soldi». Glielo ordina in un italiano con una strana inflessione. Ma quando la studentessa gli allunga la borsa con 30 euro e lui non se ne va, capisce che non è finita. Oltre il portone di legno c'è l'orrore. «Non riuscivo più nemmeno a muovermi e a gridare, ero paralizzata dalla paura» racconta Giulia (un nome di fantasia per tutelarla), la studentessa universitaria aggredita e violentata da uno sconosciuto poco prima delle 5 di giovedì mattina al rientro da una serata in un locale con gli amici. «Mi ha messo una mano sulla bocca, coprendomi anche parzialmente il volto con la mia sciarpa – racconta ancora profondamente turbata la giovane donna – e mi ha obbligata ad aprire la porta e ad entrare nell'androne del palazzo. Voleva sapere se fossi sola in casa. Gli ho risposto con la poca voce che mi era rimasta che c'era la mia coinquilina. Ho avuto la netta percezione che non fosse italiano, ma un uomo di colore. Indossava un cappellino ma l'ho intravisto, anche se era in penombra. Mi ha gettata a terra, era molto vicino a me ...». Non riesce a dire altro Giulia, gli occhi si riempiono di lacrime. Il fidanzato, venuto nella notte dalla Puglia per starle accanto, le stringe la mano. E lei riprende coraggio. «Avevo trascorso la serata al Nirvana con gli amici – ricorda –. Mi hanno riaccompagnata a casa in macchina fino in corso Garibaldi. Poi io e un'amica siamo scese. Lei abita in via Siro Comi, l'ho salutata e mi sono diretta verso casa mia, passando da piazza Cavagneria. Durante quel tragitto ci siamo chiamate ancora al cellulare. Avevo appena chiuso la conversazione ed ero ferma davanti al portone quando è arrivato. Non ho sentito alcun passo, prima, alle mie spalle». C'è una telecamera sopra l'androne, ma è disattiva. Gli uomini della squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore Ethel Ancona, stanno rivendendo le immagini delle telecamere della zona, alla cerca del sospetto. L'attenzione della Procura e della polizia su questo caso è elevata. Sono state visionate anche quelle dei privati. Hanno catturato immagini, un po' sgranate, ma che potrebbero risultare utili. Gli uomini del commissario capo Francesco Garcea hanno prelevato subito dopo l'aggressione tutti gli indumenti che la ragazza indossava quella sera. Verrà esaminata ogni traccia per ricostruire un profilo del dna dello sconosciuto. E cercano testimoni che possano aver visto un uomo allontanarsi magari a passo spedito dalla zona di piazza Duomo intorno alle cinque. «Pensavo che Pavia fosse una città sicura – riflette il fidanzato di Giulia – Ma stanno accadendo molti fatti preoccupanti». Anche Giulia, che da due anni vive in città dove frequenta l'università, sta prendendo in considerazione l'idea di andarsene. «Ho subito pensato di andarmene da qui, ora valuterò, perché devo finire gli esami. Lascerò sicuramente questa casa» dice. La violenza di cui è rimasta vittima Giulia ha molto colpito la città, ancora scossa dalla tragedia di Elena Madama. Il mercoledì è la serata degli universitari, la movida crea molto trambusto, ma un episodio così grave non si era mai verificato. Un precedente analogo risale a tre anni fa quando in porta Calcinara una studentessa era stata aggredita di notte e trascinata nell'androne del palazzo in cui viveva. Ma la violenza era stata sventata dalle urla della giovane che hanno svegliato i residenti. L'uomo, un cameriere di 26 anni, era stato arrestato.