Mps chiede a Nomura 1,5 miliardi
MILANO Il Montepaschi passa all'attacco nello scandalo derivati contro Nomura e chiede un risarcimento danni per 1,5 miliardi di euro. Una notizia che arriva a pochi giorni dalla scure-Bce (tra deficit patrimoniale di 2,1 mld e perdite nel trimestre legati agli stress test per quasi 800 mln) e proprio mentre si è appreso che sulla banca adesso pende anche la spada della Finanza e del fisco che stanno per avanzare una contestazione che sfiora i 300 milioni per elusione fiscale. Da Londra, dov'è stato trasferito il procedimento proprio su richiesta di Nomura, è emerso che nell'ambito dell'azione di responsabilità avanzata contro il colosso giapponese, i legali di Mps, in occasione della prima udienza, hanno ribadito l'accusa secondo cui la banca straniera avrebbe «occultato» il contratto stipulato con loro per la ristrutturazione del derivato Alexandria, realizzata tra luglio e ottobre del 2009. Il procedimento era stato promosso il primo marzo di un anno fa presso il tribunale civile di Firenze e riguarda anche gli ex amministratori, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, coinvolti anche nel processo per l'acquisto di Antonveneta. Intanto, dal fronte interno, è emerso dalla relazione degli amministratori sul resoconto di gestione dei nove mesi che la Guardia di finanza e l'Agenzia delle Entrate potrebbero contestargli un nuovo conto salato, che al momento sfiora i 300 milioni, ma che potrebbe raddoppiarsi per effetto degli interessi e delle sanzioni. Sotto la lente dell'agenzia guidata da Attilio Befera ci sono infatti tre verifiche, tutte riconducibili all'operazione immobiliare nota col nome di "Chianti Classico", che porta sempre la firma di Mussari e Vigni. Sul tema la banca ha rassicurato che queste ipotesi «sono destituite di fondamento e che si riserva le opportune valutazioni per l'assunzione di ogni iniziativa idonea a tutelare le proprie ragioni». Nel dettaglio, dalla prima delle tre verifiche fiscali è emersa una pretesa da parte dell'Agenzia delle entrate di circa 119 milioni di imposte (Ires). La seconda contestazione corrisponde a una pretesa di circa 10 milioni di Iva. La terza verifica riguarda la società Perimetro Gestione Proprietà Immobiliari. Nel mirino ci sono le annualità dal 2009 al 2012 e «l'Agenzia delle entrate - spiega la banca - ha informalmente prospettato alcune ipotesi di rilievo che determinerebbero una pretesa di circa 155 milioni di imposte».