Italicum, sui tempi Berlusconi rallenta

di Maria Berlinguer wROMA Premio di maggioranza alla lista al 40 per cento, sbarramento al 5%, listino nominato al 30 per cento e il resto eletto con le preferenze. Sarebbe questa l'ultima versione della legge elettorale discussa ieri tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, nell'ennesimo faccia a faccia a Palazzo Chigi. Il condizionale è però d'obbligo, visto che il Cavaliere non ha concesso, per ora, al premier quello che più gli premeva, ovvero accelerare per approvare l'Italicum il prima possibile, entro dicembre. «Va bene Matteo, abbiamo approfondito i vari punti, ora lasciami ragionare con i miei e poi ci rivediamo per un nuovo incontro», ha detto infatti l'ex premier al segretario del Pd, lasciando Palazzo Chigi, dopo una colazione di lavoro, durata due ore e mezzo alla quale hanno partecipato anche Denis Verdini, Gianni Letta e il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini. Fonti di Palazzo Chigi liquidano l'incontro come non positivo. «Se Berlusconi vuole andare avanti con il patto bene ma non mi faccio fermare dai miei figuriamoci se mi faccio rallentare dalle tensioni in Forza Italia», avrebbe detto Renzi ai suoi. Certo è però che il nuovo faccia a faccia tra Renzi e Berlusconi e le indiscrezioni sulla nuova tavola della legge del patto del Nazareno, con quella soglia alzata al 5% per i partiti non coalizzati, agita Angelino Alfano. Il vice premier, nonché leader del Nuovo centrodestra chiede e ottiene dal premier un vertice di maggioranza, per fare il punto proprio su legge elettorale e riforme. L'appuntamento è fissato per lunedì. Il leader azzurro arriva al vertice sempre più convinto che Renzi voglia andare a elezioni anticipate in primavera. Per questo ha deciso di riprendere in mano il dossier dell'Italicum, abbandonato da marzo scorso alle Camere. «Elezioni anticipate? A me converrebbe portare a casa il consenso fortissimo delle elezioni europee per individuare un gruppo dirigente più vicino e più fedele», confessa proprio Renzi a Bruno Vespa, negando però che questo sia il suo obiettivo. E anche al Cavaliere ha ripetuto la stessa solfa. Non punto a elezioni in primavera, l'obiettivo resta quello del 2018, l'approvazione della legge elettorale mi serve però per «tenere» i miei. Come strumento di governo. Ma Berlusconi resta convinto che una volta incassata l'approvazione dell'Italicum la tentazione di tornare al voto sarebbe irresistibile per il premier che alle Europee ha portato il Pd al 40,8. E a Renzi ha replicato che anche lui in Forza Italia ha i suoi problemi. E non solo perché Raffaele Fitto un giorno sì e l'altro pure mette in discussione la linea di apertura totale scelta dall'ex premier nei confronti dell'inquilino di Palazzo Chigi. Se si andasse a votare oggi Forza Italia rischierebbe di essere la terza forza politica e tra i parlamentari berluscones sono molti a sapere che con questi chiari di luna non tornerebbero in Parlamento. Oggi in ogni caso Berlusconi riunirà i gruppi di Camera e Senato per illustrare il nuovo scenario. Al premier ha posto con forza l'esigenza di poter continuare a scegliere le liste dei candidati. Esattamente il contrario di quanto chiede la sinistra del Pd per sostenere la futura riforma elettorale. Lo sa bene Renzi che ieri prima di ricevere la delegazione azzurra ha avuto un mega summit nel suo studio con Maria Elena Boschi, il presidente del Pd, Matteo Orfini, i capogruppo Speranza e Zanda e altri dirigenti dem. La posta in gioco sul tavolo del dialogo con Berlusconi non è però la revisione della legge Severino sull'incandidabilità dei condannati. Berlusconi finirà in anticipo per buona condotta l'affido ai servizi sociali, dunque è convinto di poter ancora guidare Forza Italia. È la scelta del nuovo capo dello Stato. Se e quando Napolitano deciderà di lasciare. IPRODUZIONE RISERVATA