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di Andrea Visconti wNEW YORK Kobane non è ancora caduta ma la presa della città siriana che sorge al confine turco, in territorio curdo, da parte degli jihadisti sunniti è vicina. La bandiera nera dell'Is su Kobane è la dimostrazione che i raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti non sono sufficienti per fermare l'avanzata dei terroristi dello Stato islamico. Ed è questo uno degli aspetti della guerra all'Is di cui ha parlato ieri Barack Obama durante una visita al Pentagono. Un incontro con i suoi capi di stato maggiore per valutare se la strategia americana per indebolire e sconfiggere lo Stato islamico si stia muovendo nella direzione giusta. Sono passati due mesi da quando Obama ha dato ordine di bombardare le postazioni dell'Is in Iraq mentre solo il 23 settembre scorso il presidente aveva autorizzato raid aerei in Siria. Qui ci sono già stati 95 bombardamenti nel tentativo di rompere l'assedio di Kobane. Ma secondo i massimi consiglieri militari di Obama gli attacchi dal cielo non sono sufficienti. È necessaria una strategia che comprenda forze di terra benché per il momento il capo della Casa Bianca continui ad affermare che non intende mandare soldati americani a combattere. «Stiamo facendo il possibile per cercare di fermare l'Is ma i raid aerei degli Usa e degli alleati da soli non riusciranno a salvare la città curda», ha affermato l'ammiraglio John Kirby, portavoce del Pentagono esprimendo i dubbi che circolano negli ambienti della difesa Usa. È in quest'ottica che la prossima settimana, a Washington, si terrà un meeting al quale parteciperanno esponenti militari della coalizione internazionale anti-Is. L'incontro, coordinato dal generale Martin Dempsey, è previsto per il 13 e 14 ottobre ma il Pentagono non ha rivelato quali paesi parteciperanno per evitare di complicare lo scenario nella regione, specie per i Paesi islamici. Sarà in quella sede che si discuterà l'idea di una forza militare di terra multinazionale dove gli Stati Uniti dovrebbero avere un ruolo chiave. Il governo di Washington, tuttavia, ha voluto mettere in chiaro che la strategia Usa non è limitata a fermare l'assedio di Kobane. «Le immagini che ci giungono dalla città sono orribili», ha dichiarato il segretario di stato John Kerry, «ma dobbiamo fare un passo indietro e capire qual'è l'obiettivo strategico degli Usa». Il diplomatico americano ha proseguito spiegando che gli obiettivi originali sono i centri di comando e le infrastrutture dello Stato islamico. «Stiamo cercando di privare l'Is della loro capacità globale, non solo a Kobane ma in tutta la Siria e l'Iraq». Quanto alla possibilità di creare una zona cuscinetto in Siria, come chiesto dalla Turchia, Kerry ha spiegato che a tale eventuale decisione si potrà arrivare solo dopo «un esame molto attento» della situazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA