Kiev firma la tregua preliminare coi ribelli

MINSK Dopo cinque mesi di combattimenti e più di 2.600 morti, l'Ucraina e i ribelli filorussi hanno firmato a Minsk, capitale della Bielorussia, un accordo per un cessate il fuoco nelle regioni orientali a partire dalle 18 di ieri (le 17 ora italiana). L'intesa in 14 punti, firmata alla presenza di rappresentanti russi e dell'Osce, prevede uno scambio di prigionieri, il ritiro delle armi pesanti e disposizioni in materia di aiuti umanitari, ma l'esercito di Kiev e i miliziani non si ritireranno dalle loro attuali posizioni, mentre i separatisti hanno precisato che la tregua non è una rinuncia all'indipendenza. L'Osce (l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) vigilerà sul rispetto del cessate il fuoco, accompagnato nei primi minuti da esplosioni a nord di Donetsk e a Mariupol, con altri sette civili uccisi prima che le armi tacessero definitivamente. L'intesa consente di arrestare in via temporanea il conflitto: salvando il presidente ucraino Petro Poroshenko dall'umiliazione di una sconfitta militare dopo l'incursione delle truppe russe, e il leader del Cremlino Vladimir Putin, almeno per ora, dalle sanzioni definite ieri dalla Ue. Il nuovo pacchetto, «duro e corposo», andrà infatti di pari passo con l'applicazione dell'accordo sulla tregua, come ha spiegato il premier italiano Matteo Renzi. La discussione sullo status dell'est, come pure sull'eventuale adesione di Kiev alla Nato, è solo rinviata, probabilmente a dopo le elezioni politiche ucraine del 26 ottobre. Kiev ha annunciato che i prigionieri russi in mano ucraina saranno rilasciati probabilmente oggi, mentre il Cremlino ha espresso l'auspicio che il cessate il fuoco sia «rispettato completamente» e che i negoziati proseguano per arrivare a una soluzione pacifica del conflitto. Poroshenko ha definito la tregua «preliminare» ma ha assicurato che Kiev è pronta a garantire alle regioni russofone un ampio decentramento dei poteri e autonomia linguistica. «Questo cessate il fuoco - ha spiegato - è basato sull'accordo raggiunto durante la mia telefonata con Putin e questo è molto importante per la stabilità. Dobbiamo fare anche l'impossibile per mettere fine allo spargimento di sangue». Il premier ucraino Arseni Yatseniuk ha chiesto a Usa e Ue di agire da garanti: il piano di pace - ha precisato - deve prevedere il ritiro delle truppe di Mosca: «Bisogna ristabilire la pace non sulla base del piano proposto dal presidente russo, bensì di quello proposto dal presidente ucraino, sostenuto da Usa e Ue. Da soli non potremmo fronteggiare la Russia».