Dell'Utri, due ore in manette dal magistrato

BEIRUT Ammanettato dietro la schiena e scortato da 4 agenti armati di mitragliette che hanno tenuto lontani i giornalisti con modi molto decisi: così, ancora da detenuto, Marcello Dell'Utri ha lasciato oggi il palazzo di Giustizia di Beirut al termine del primo interrogatorio di un magistrato libanese dal momento del suo arresto, un mese fa. Mentre le procedure per la decisione sulla richiesta di estradizione dall'Italia sembrano subire un'accelerata. Dell'Utri, in maglietta, pantaloni blu e con ancora al polso il braccialetto dell'ospedale, ma rasato e ben curato, è stato portato con un'ambulanza in tarda mattinata dalla clinica Al Hayat, dove è ricoverato, al palazzo di Giustizia. Il colloquio con il magistrato è durato circa un'ora e mezza. L'avvocato dell'ex senatore, Akram Azoury, non ha voluto rivelare nulla sui contenuti dell'interrogatorio, limitandosi a dire che il suo cliente «era lucido e ha risposto con puntualità alle domande». La procura generale presso la Cassazione dovrà inviare le sue raccomandazioni al ministro della Giustizia di Beirut, che dovrà decidere se concedere o meno l'estradizione. Il relativo decreto dovrà essere firmato dal primo ministro e dal presidente della Repubblica. «Non so quali saranno i tempi necessari per esprimere le nostre valutazioni», si è limitata a dire la sostituta procuratrice Nada Al Asmar, che ha sentito Dell'Utri. Ma secondo fonti legali locali il fatto che l'interrogatorio si sia già svolto sembra indicare una volontà di arrivare in tempi rapidi a una decisione. Il magistrato, infatti, prima di sentire Dell'Utri aveva già dovuto studiare le motivazioni della sentenza di secondo grado della Corte d'appello di Palermo, arrivata in procura con la richiesta ufficiale di estradizione solamente giovedì scorso. In attesa della decisione, l'ex senatore resta in detenzione ma non si può escludere la possibilità di una concessione degli arresti domiciliari. L'avvocato Azoury ha anche reagito alle parole del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che ieri aveva sollecitato «tempestività» da parte delle autorità libanesi e aveva parlato di «un atteggiamento sospetto». Frasi «non compatibili con le regole delle relazioni tra due Paesi», le ha definite l'avvocato, che ha accusato Orlando di voler fare «pressioni sulla giustizia libanese perché conceda l'estradizione». La principale motivazione addotta dall'avvocato contro la richiesta dell'Italia è che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa «non è conforme ai principi della legalità». Su questa base, ha aggiunto, dovrebbe basarsi anche il ricorso che i legali di Dell'Utri presenteranno alla Corte Europea di Strasburgo.