Renzi, intesa sul premio di maggioranza
di Gabriele Rizzardi wROMA «Se qualcuno vuole fare il furbo e affossa la legge elettorale è difficile pensare ad uno spazio di speranza per questa legislatura. Ma io sono ottimista. L'accordo è complicato ma possibile». Nel giorno in cui i partiti presentano 318 emendamenti al testo dell'Italicum, Matteo Renzi torna ad agitare il fantasma dei franchi tiratori e prova a convincere la sinistra del Pd, che non sembra intenzionata a fare marcia indietro sulle preferenze, ma anche Forza Italia, che blinda il testo con le liste bloccate e non è neppure disposta ad abbassare la soglia di sbarramento dal 5% al 4% per i partiti all'interno della coalizione. Un'impuntatura che il segretario del Pd liquida quasi con fastidio: «Questa legge elettorale non può saltare per uno 0,5%». Ai parlamentari del Pd che non accettano le liste bloccate, Renzi promette invece di non abbandonare mai la strada delle primarie: «Noi le faremo di sicuro. Gli altri... vedano loro». E, visto che Forza Italia non intende accettare le preferenze, è proprio sulle primarie che potrebbe essere raggiunto un compromesso. La questione, che ieri è stata al centro di un ragionamento tra Pd, Fi e Ncd, riguarda la possibilità di introdurre primarie "obbligatorie ma facoltative": le consultazioni popolari per la scelta dei candidati sarebbero previste per legge, ma il partito che decidesse di non ricorrervi non incapperebbe nella nullità delle liste o in altre sanzioni gravi, ma solo in una pena pecuniaria. Quante possibilità ci sono di vedere la legge approvata? Il premier Enrico Letta questa volta si mostra ottimista: «Sono fiducioso che le riforme giungano a buon fine. Se si risolveranno i problemi della legge elettorale e del bicameralismo perfetto, il più felice sono io. Il governo sarà più forte anche nei confronti della Ue». Ieri per Matteo Renzi è stato il giorno della mediazione. E dopo essere stato per più di due ore a confronto con i suoi parlamentari nella sede del Nazareno, ha incontrato prima Denis Verdini e poi Angelino Alfano. Il faccia faccia con il plenipotenziario di Forza Italia non è stato facile perché per il partito del Cavaliere non si dovrebbe toccare neppure una virgola dell'accordo siglato da Berlusconi. E Renzi, che ieri ha varcato la soglia della nuova sede di Forza Italia in piazza San Lorenzo in Lucina, ha provato fino all'ultimo ad "ammorbidire" la posizione di Verdini e Brunetta. Il nodo ancora da sciogliere è la questione della definizione dei nuovi collegi. Ancora non è stato deciso se affidarla al Viminale, come è sempre avvenuto e come vogliono Pd e Nuovo centrodestra, o affidarla al Parlamento, come vorrebbe Berlusconi, che teme tempi lunghi,parla di una «inopportuna e ingiusta ingerenza dell'esecutivo in una materia prettamente politico-parlamentare, e non si fida di Alfano. Verdini si è comunque detto disponibile ad alzare dal 35% al 37-38 % la soglia di sbarramento per ottenere il premio di maggioranza (che scenderebbe al 15%). Forza Italia sarebbe disponibile ad accettare anche le candidature multiple, tanto care ad Alfano, ma conferma il suo secco no alle preferenze e ai ritocchi delle soglie di sbarramento. Brunetta e Verdini hanno manifestato a Renzi tutta la loro contrarietà che si abbassi anche di un solo punto percentuale, dal 5% al 4%, la soglia prevista per i singoli partiti all'interno delle coalizioni. La nuova legge elettorale vedrà la luce? Le trattative, frenetiche e sotterranee, sono in corso. L'obiettivo è quello di portare nell'aula di Montecitorio un testo blindato. E non sarà facile perché ieri tutti i gruppi hanno presentato i propri emendamenti. E l'unico "unitario" del Pd su 35 ha riguardato la delega al governo per la composizione dei collegi. Nessun renziano ha sottoscritto gli emendamenti che invece mirano a modificare alcuni punti chiave dell'Italicum (preferenze e soglie di sbarramento). E Rosy Bindi scende in trincea ed avverte: «Se l'accordo è immodificabile, salta». Un no deciso all'Italicum è quello che viene dal M5S, che ha presentato 60 emendamenti (30 per la Camera e 30 per il Senato) e punta ad un sistema proporzionale. Ma ieri Beppe Grillo non ha perso occasione per tornare ad attaccare Renzi e, soprattutto, Giorgio Napolitano. «L'Italicum è la replica peggiorata del Porcellum. Qualcuno (c'è qualcuno al Quirinale?) deve far capire a chi non è capace di intendere e di volere che non si può ripresentare una legge con le stesse porcherie del Porcellum senza preferenze e con un premio di maggioranza abnorme». ©RIPRODUZIONE RISERVATA