Bimbo invalido, chiesti 4 milioni di euro

di Maria Fiore wPAVIA Cinque anni fa è venuto alla luce, ma la sua vita non è come quella degli altri bambini. L'esistenza di Francesco (il nome è di fantasia) è condizionata da una diagnosi di quattro parole, fatta dai medici poco dopo la nascita: paralisi cerebrale infantile iatrogena. Quattro parole che rivelano una invalidità quasi totale, e un futuro di sofferenze, cure e riabilitazioni. I genitori, entrambi di 34 anni, di Pavia, hanno fatto causa al San Matteo, dove il bambino è nato, e chiedono un risarcimento di 4 milioni di euro per i danni biologici e morali. Il procedimento civile davanti al giudice Andrea Pirola è appena agli inizi e nelle prossime settimane sarà disposta una consulenza tecnica, per valutare circostanze e fatti. Ma sulla vicenda è in corso anche un'indagine penale a carico di due medici del reparto di Ostetricia e ginecologia del Policlinico, che secondo l'accusa potrebbero avere avuto una responsabilità specifica per la patologia di cui soffre il bambino e che era stata diagnosticata attraverso alcuni esami poco dopo la nascita. Sotto la lente di ingrandimento del sostituto procuratore Roberto Valli, che attende a sua volta la relazione di un consulente, nominato qualche mese fa, ci sono sia il momento della nascita del bambino, avvenuto con parto cesareo il 20 novembre del 2008, sia il periodo di gestazione della mamma del piccolo. Secondo la denuncia presentata dai legali della famiglia, gli avvocati Bernardo Marino e Serena Chiusolo, sarebbe stato commesso un errore nella somministrazione alla donna di un farmaco per la cura dell'ipertensione, che avrebbe avuto effetti nocivi sul nascituro. Ma i legali della famiglia ipotizzano anche un ritardo nell'esecuzione del cesareo, che avrebbe aggravato le condizioni del piccolo. Per queste due ipotesi sono stati tirati in ballo i medici del San Matteo: il ginecologo che ebbe in cura la paziente e decise la somministrazione del farmaco durante il ricovero della paziente, che entrò al San Matteo all'ottavo mese di gravidanza, e il ginecologo che era presente in sala parto durante la nascita del bambino. «Per quanto ci riguarda sosteniamo che c'è stato un errore sia nella cura della paziente che nell'intervento al momento della nascita del bambino – spiega l'avvocato Marino –. Quel farmaco non doveva essere somministrato, come concordano diversi pareri medici». Le accuse nei confronti dei medici dovranno ovviamente essere accertate, ma al di là delle eventuali responsabilità andrà avanti la causa civile per il danno permanente riportato dal bambino. In questa sede la famiglia del piccolo chiede 4 milioni di euro di risarcimento sia ai medici che alla Fondazione, rappresentata dall'avvocato Marina Santagostino. Nella vicenda sono coinvolte anche le due assicurazioni a cui l'ospedale si appoggia. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA