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di Bijan Zarmandili wROMA In attesa dei "tempi rapidi" del dibattito al Congresso americano per dar via all'attacco contro la Siria (è previsto per il 9 di settembre), ci sono stati già i primi lampi di guerra nel Mediterraneo. Israele ha compiuto ieri un test missilistico congiunto con gli Stati Uniti per valutare il proprio sistema anti-missile, chiamato Hetz: gli "oggetti balistici" nel Mediterraneo orientale sono stati rilevati dai radar russi, mentre sale la tensione in tutta l'area mediorientale e cresce a dismisura il numero dei profughi in fuga dalla Siria (due milioni). Barack Obama, fiducioso di avere l'autorizzazione del Congresso, ha precisato che il raid contro la Siria non sarà paragonabile «né alla guerra in Iraq e non sarà neppure come il conflitto in Afghanistan: stiamo parlando - ha sottolineato il presidente americano - di un raid limitato e proporzionato, che è un messaggio non solo a Assad, ma anche ad altri che potrebbero pensare di usare armi chimiche anche in futuro». Ma ieri è arrivato una brusca frenata da parte del Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che ha avvertito il presidente americano di non prendere alcuna iniziativa senza il consenso delle Nazioni Unite: «Una punizione solo Usa - ha detto - scatenerebbe più caos». Il test missilistico Israele-Usa, che per parecchie ore ha provocato un vero e proprio giallo, è stato effettuato alle ore 6'15 locali (in Italia erano le 8,15) da una base dell'aviazione militare nel centro dello Stato d'Israele. Si è trattato di due missili Ankor Kahol, missili fabbricati sul modello dei missili iraniani Shabab, in precedenza sperimentati nell'Oceano Pacifico. In un primo momento Tel Aviv aveva smentito il lancio nel Mediterraneo e a Damasco si diceva che nessun attacco era in corso contro la Siria. A chiarire il giallo sono stati i radar russi, mentre si avvicinava alla Siria la nave di ricognizione russa Priazyoyye «per raccogliere informazioni nell'area del conflitto in via d'intensificazione». Dall'inizio della crisi siriana i russi hanno moltiplicato il numero delle proprie navi nell'est del Mediterraneo in appoggio della loro base Tartus sulle coste siriane. Il sito Al-Arabiya ha fatto sapere che in queste ore è in corso una serie di contatti tra gli americani e i ribelli siriani per coordinare il prossimo attacco. Intanto, nel corso di un colloquio tra Obama e il senatore repubblicano John Mac Cain, i due hanno valutato come una "catastrofe" l'eventuale voto negativo del Congresso, preoccupati della sua conseguenza per la politica americana alla vigilia del summit G20 di San Pietroburgo dove domani ci sarà un confronto diretto tra Obama e Putin. Anche il presidente francese Francois Hollande attende il voto del Parlamento di Parigi per partecipare alla guerra in Siria, mentre a Londra si parla di un nuovo voto della Camera per consentire al premier David Cameron di unirsi al raid americano. Si attende inoltre una piena adesione della Nato, ma Washington teme anche i dissensi all'interno della Lega araba, con l'Egitto e l'Algeria che chiedono un voto dell'Onu prima di qualsiasi intervento armato nella regione. Con l'avvicinarsi dell'attacco, anche i due principali alleati di Damasco, l'Iran e gli hezbollah libanesi, hanno intensificato i contatti, con il presidente della Commissione parlamentare per la politica estera di Teheran, Alaeddin Boroujerdi, che in un luogo segreto a Beirut ha incontrato il leader degli hezbollah, Hassan Nasrallah. Al-Arabiya, citando le fonti tedesche che hanno ascoltato un colloquio telefonico tra l'ambasciatore iraniano a Beirut e un alto esponente degli hezbollah, ha fatto sapere che i due alleati di Damasco sono preoccupati per come Assad sta gestendo la crisi: «Ha commesso un grave errore dando l'ordine di gasare la sua popolazione», avrebbero detto i due durante la conversazione, ma a Mosca sono sicuri che l'uso delle armi chimiche è stato fatto dai nemici di Assad e dicono di avere la documentazione sufficiente per provarlo. A monte della crisi è incorso nel frattempo la tragedia di 2 milioni di siriani che hanno lasciato "con solo vestiti addosso" le proprie case per rifugiarsi in Giordania, in Turchia, in Libano, in Iraq: ne dà notizia l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, Acnur. Ma in Siria ci sono anche oltre 4 milioni e 250 mila sfollati, costretti a vivere per la strada. Secondo l'Acnur, ogni giorno più di 5 mila siriani tentano di varcare i confini per trovare rifugio nei paesi confinanti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA