Egitto, strage nel Sinai massacrati 25 poliziotti

ROMA Ancora una giornata di sangue e di cortei nelle città egiziane infiammate dalla protesta degli attivisti pro Morsi. Mentre nelle piazze del Cairo teatro dello sgombero e del massacro dei giorni scorsi è tornata una calma apparente, la violenza - stavolta di matrice jihadista - si è scatenata nel nord del Sinai. Nei pressi del valico di Rafah, vicino al confine con la Striscia di Gaza, un gruppo di miliziani armati ha giustiziato 25 poliziotti appena congedati che viaggiavano su due pulmini in abiti civili. «Un'autentica esecuzione a freddo», secondo le autorità governative decise a mantenere la linea dura e a procedere per terrorismo contro i rivoltosi arrestati nei giorni scorsi. Fonti delle forze di sicurezza intervenute sul luogo della strage hanno parlato di una scena «orribile». I corpi degli agenti «con le mani legate, erano sul ciglio della strada, in un bagno di sangue», hanno riferito alcuni testimoni. I due pulmini «sono stati attaccati da 11 persone armate a bordo di 4 pick-up», hanno precisato fonti militari: «Sei li hanno giustiziati mentre gli altri bloccavano la strada». Qualche ora più tardi, un generale della polizia egiziana è stato ucciso da un cecchino mentre saliva a bordi di un blindato a Al Arish, poco distante dal luogo dell'agguato ai poliziotti. L'alto ufficiale, Ahmed Galal, è morto sul colpo mentre in città altri banditi assaltavano la banca e la procura militare uccidendo un altro agente. I tre episodi hanno fatto elevare al massimo grado l'allerta in tutta l'area. Al Cairo è stato convocato d'urgenza un vertice tra il presidente ad interim Adly Mansour, il ministro della Difesa, il generale Abdel Fatah Sisi, e quello dell'Interno, generale Mohamed Ibrahim. I Fratelli musulmani, intanto, hanno denunciato l'arresto di 400 loro dirigenti negli ultimi tre giorni, accusando le autorità di aver torturato i 36 detenuti morti l'altro ieri durante un tentativo di evasione. In diverse città sono state indette nuove manifestazioni con una tattica mordi e fuggi tesa evidentemente a evitare altre vittime, che rischiano di far perdere al movimento un sostegno popolare sinora esteso. Manifestazioni - nulla di paragonabile a quelle dei giorni scorsi - che in serata hanno finito per contagiare anche la capitale. Una fitta sparatoria è cominciata in serata nei pressi della moschea El Morsaline, nel quartiere di Giza, dopo che nel corso del tardo pomeriggio la situazione nell'area era diventata sempre più tesa, con i sostenitori delle opposte fazioni a confronto. La diplomazia, intanto, cerca soluzioni. Mentre al Cairo è arrivato con una fitta agenda di colloqui l'inviato del segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon, oggi a Bruxelles i ministri degli Esteri dei 28 si riuniranno in un consiglio straordinario che potrebbe portare a un taglio degli aiuti finanziari all'Egitto. Taglio «per ora non previsto» dagli Usa, ha dichiarato ieri sera un portavoce del Dipartimento di Stato definendo «una cattiva idea» quella di mettere fuori legge i Fratelli Musulmani. (n.a) ©RIPRODUZIONE RISERVATA