Pdl, ipotesi Berlusconi leader "esterno"

di Maria Berlinguer wROMA Silvio Berlusconi continua a riflettere sulle prossime mosse e a tacere. Ha trascorso Ferragosto a villa San Martino. In stretto contatto con i legali che continuano a consigliargli la massima prudenza. L'ex premier non ha ancora deciso se replicare alla nota del Quirinale sulla sua condanna. Mentre continua la campagna di rilancio di Forza Italia, una campagna azzoppata dalla chiarezza con la quale il capo dello Stato ha chiuso ogni margine di concretezza alla possibilità di elezioni anticipate, tocca a Gaetano Quagliariello mettere in guardia chi vuole spingere il Cavaliere a gesti di rottura che avrebbero una immediata ricaduta sulla maggioranza: l'intervento del capo dello Stato non ha affatto blindato il governo, spiega Quagliariello. «Il momento è assolutamente delicato per la nostra economia e per la nostra vita democratica, bisogna rafforzare il governo ma anche trovare una soluzione giusta per il presidente, una crisi di governo sarebbe da irresponsabili», gli fa eco Renato Brunetta al Tg1. Per il Cavaliere prova a parlare l'ex ministro della Giustizia, Nitto Palma. «Io non credo che l'essere o meno in Parlamento possa impedire al presidente Berlusconi di esercitare la sua leadership, una leadership riconosciuta in maniera compatta da tutto il partito», dice Palma, lasciando capire che anche i cosiddetti falchi del Pdl stanno facendo i conti con la futura decadenza di Berlusconi da senatore della quale comincierà a discutere la Giunta per le autorizzazioni il prossimo 9 settembre. E Dario Stefano, presidente di Sel della giunta ha ancora ieri confermato che, in base alla legge Severino sull'anticorruzione, il Cavaliere «è incandidabile per almeno due anni». Palma però si rivolge a chi immagina che l'ex premier si ritaglierà un ruolo di guida spirituale del centrodestra. Sta prendendo un grosso abbaglio, avverte. «La sua rimarrebbe una guida politica a pieno titolo, non ci sono sentenze o altro che possano impedire a Berlusconi di essere la prestigiosa guida del centrodestra», spiega citando i casi di Grillo e D'Alema. Ma è sulle pene accessorie che si concentra l'attenzione di Palma. Soprattutto aspettando che il Cavaliere decida se sceglierà di scontare la pena per frode fiscale agli arresti domiciliari o attraverso l'affido ai servizi sociali. Berlusconi ha tempo fino al 15 ottobre per decidere. Per Palma però la questione è centrale. «In caso di detenzione domiciliare si estinguerebbe solo la pena principale, in caso di affidamento in prova, (articolo 47 ord. pen.) l'esito positivo della prova travolgerebbe la pena principale, le pene accessorie, l'interdizione dai pubblici uffici e gli effetti penali, in caso di grazia verrebbe annullata la pena principale e, se espressamente detto, le pene accessorie». La prima tappa sarà il 9 settembre in Giunta. E il Pd sembra sbarrare tutte le strade. «Non si deve temporeggiare, con la legge Severino la decadenza da senatore è inevitabile e automatica», conferma Luigi Zampa, capogruppo democratico al Senato. Resta in piedi la possibilità della grazia. Napolitano ha detto che, se e quando verrà richiesta, la esaminerà. Berlusconi però ai suoi continua a dire che richiederla equivarrebbe a un'ammissione di colpevolezza. Ma anche su questo Palma non è d'accordo: «Un'eventuale richiesta di grazia non significherebbe di per sè accettazione della condanna e non escluderebbe in alcun modo il ricorso in sede europea». ©RIPRODUZIONE RISERVATA