Inquilino chiede sequestro del patrimonio degli indagati
di Maria Fiore wPAVIA Finora i proprietari degli appartamenti di Green Campus, che avevano acquistato le case prima del sequestro e che dall'inchiesta penale si sentono danneggiati, si erano rivolti al Riesame e alla Cassazione per far valere le proprie ragioni. Ma un proprietario ha deciso di osare di più, chiedendo al giudice civile il sequestro conservativo dei beni personali di alcuni indagati e del patrimonio della società Green Campus, che ha realizzato l'intervento delle case universitarie al Cravino. In altre parole, l'acquirente chiede una garanzia a poter rientrare in possesso della casa o del denaro speso per l'acquisito nel caso in cui l'indagine penale dovesse sfociare in condanne o le residenze dovessero essere confiscate. La richiesta riguarderebbe, comunque, solo gli indagati che hanno ricevuto l'avviso di garanzia in occasione del sequestro di marzo: il rappresentante della società Arco, Arturo Marazza, i due fratelli Damiani, proprietari dell'area e costruttori delle residenze, Gian Michele Calvi, progettista dei lavori, e Roberto Turino, direttore dei lavori. L'udienza di merito davanti al giudice Andrea Balba è fissata per giovedì 25 luglio. La risposta del giudice, qualunque essa sia, potrebbe costituire un precedente importante per gli interessi dei proprietari – circa 70 – che dal sequestro delle case a marzo continuano a ribadire di essere stati danneggiati dalla vicenda e di avere agito, nella sottoscrizione dei contratti di acquisto, «in buona fede», consapevoli dell'atto d'obbligo che vincolava quelle residenze ma convinti che fosse tutto regolare. Dopo il sequestro erano stati nominati custodi delle case da loro stessi comprati. Ma questo non aveva impedito loro di ricorrere al tribunale del Riesame per chiedere il dissequestro degli immobili acquistati. Di fronte al «no» dei giudici, alcuni di loro avevano presentato ricorso in Cassazione. Il procedimento davanti agli ermellini è ancora in corso. Ma nel frattempo qualcuno ha deciso di muoversi anche su altri binari. La preoccupazione riguarda soprattutto il rischio di una eventuale confisca. Cosa accadrebbe per i proprietari degli appartamenti se un eventuale processo dovesse dire che sul caso Green Campus ha ragione la procura di Pavia? L'interrogativo non lascia dormire sonni tranquilli a chi già abita in quelle case. «Nell'indagine noi risultiamo persone offese – spiega l'avvocato Gianfranco Ercolani di Voghera, che rappresenta gli interessi dell'acquirente che si è rivolto al giudice civile –. La nostra richiesta nasce dall'esigenza di tutelarci. Ora aspettiamo, su questo, la risposta del giudice civile».