Buffon a testa alta ma niente miracolo
di Alessandro Bernini «Se dicessi che siamo favoriti contro la Spagna, la migliore squadra del mondo, il mio ottimismo rasenterebbe la pazzia. Però abbiamo dentro la convinzione che possiamo giocarcela». Aveva visto giusto Gigi Buffon. E non può essere un calcio di rigore a cambiare la visione di questa partita, di questa Italia e forse anche del nostro futuro. Peccato che il capitano non sia riuscito a parare almeno uno dei sette rigori calciati dalla Spagna, ma non è che il collega Casillas abbia fatto meglio. Fatale l'errore di Bonucci. Ma, ripetiamo, l'Italia esce a testa alta da questa semifinale e ora vede la Spagna un po' meno lontana. Buffon l'ha detto ai compagni e l'ha ripetuto a fine partita. Dimenticare Kiev. Cancellare il tonfo dello scorso anno a Kiev nella finale degli Europei era impossibile. Ma si poteva prendere una mano di vernice e attenuare quel rosso Furie rimasto impresso sulla parete della nostra storia. L'Italia l'ha fatto giocando con coraggio e astuzia tattica, mettendoci il cuore quando le gambe non giravano più per colpa del caldo e di una stanchezza che divorava i muscoli minuto dopo minuto. A Kiev arrivavano da ogni parte davanti a Buffon, dopo un quarto d'ora il timbro di Silva aveva già marchiato la partita, all'intervallo il 2-0 era una condanna a morte. Stavolta il portiere azzurro ha toccato il primo pallone dopo 25'50", un'uscita abbastanza semplice. Nel primo tempo solo una fiammata di Torres con tiro a lato, per il resto Buffon si è limitato a urlare ai compagni, più che altro a incoraggiarli. Nella ripresa è cambiato l'ultimo baluardo davanti a lui: fuori l'infortunato Barzagli, dentro De Rossi per ricomporre la stessa linea a tre di Danzica, prima partita degli Europei 2012, quando l'Italia bloccò sull'1-1 la Spagna. Sicura una parata sul tiro di Navas, perfetta l'uscita su Pedro lanciato a rete, altra presa terra sul destro di Navas prima del 90'. Poi al 10' del secondo tempo supplementare la grande paura, un tiro di Xavi da 25 metri sul quale Buffon ha messo appena la mano, con la palla che è andata a sbattere sul palo. I tre schiaffi. Zero gol subiti nell'arco dei 120' riportano alla normalità il rapporto tra Buffon e il calcio. Non è tipo abituato a piegare la schiena. Di palloni in rete ne ha sempre presi pochi. Prendete i Mondiali del 2006: in quella manifestazione subì sole due reti, messe a segno la prima dal compagno di reparto Cristian Zaccardo, su autogol, durante l'incontro con gli Stati Uniti, e l'altra da Zinedine Zidane, su calcio di rigore, nella finale contro la Francia. Fino a quel momento Buffon aveva mantenuto la porta italiana inviolata per ben 458 minuti, avvicinandosi al record detenuto da Walter Zenga (518 minuti nel 1990). Invece a questa Confederations gli sembrava di essere finito dentro un film dell'orrore. Otto gol subiti in tre partite, roba da non dormirci la notte. Oltretutto si era ritrovato sul banco degli imputati nel ko col Brasile: posizione da rivedere sulla punizione di Neymar, respinta forse troppo soft in occasione del quarto gol firmato da Fred. Le critiche. Buffon ha il pregio di aversi sempre messo la faccia, nel bene e nel male. Rispettando anche le critiche. Forse in questo ha influito anche la famiglia. La madre Maria Stella Marocco è stata campionessa di lancio del peso e del disco, il padre Adriano Buffon è stato campione di lancio del peso e le sorelle Guendalina e Veronica sono pallavoliste affermate. Le polemiche intorno a lui non sono mancate. Dal coinvolgimento (indiretto) in una inchiesta sulle scommesse clandestine a quello striscione "Fiero di essere italiano" con una croce celtica sventolato nel 2006 dopo il trionfo al Mondiale. Molto meglio in campo dove ha vinto quattro scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia, quattro Supercoppe Italiane, più naturalmente il titolo di campione del mondo con la nazionale nel 2006 e il titolo under 21 europeo nel 1996. Non metterà nella sua bacheca la Confederations, adesso gli resta la finale terzo-quarto posto. Che non cambierà nè la sua storia nè tantomento quella dell'Italia. Ma Buffon sa che da qui si può ripartire per preparare un grande Mondiale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA