Pendolari, sciopero del biglietto
VIGEVANO Trenitalia non paga ai pendolari i mille euro previsti dal giudice di pace per il servizio scadente del 2009 e scoppia la polemica. Anzi, per qualcuno siamo già all'occhio per occhio. «Non pago il biglietto per viaggiare su treni fatiscenti e spesso in ritardo – racconta un pendolare che ha chiesto di restare anonimo -. E quando arriva la multa non pago nemmeno quella. E non sono l'unico». Il dissenso è piuttosto diffuso tra i pendolari in attesa dei primi treni del mattino per Milano. Il mancato rispetto della sentenza del giudice di pace, con la motivazione che Trenitalia ha fatto appello al tribunale di Vigevano, non va giù a chi ogni giorno da anni viaggia sulla Milano-Alessandria. «Questa è una prepotenza - ironizza Carlo Alberto Motta, consigliere Pd e pendolare storico -. Quella somma, dopo la sentenza, è un diritto acquisito per chi ha vinto la causa, indipendentemente dal fatto che ci possano essere ricorsi o che le ferrovie non abbiamo i soldi per pagare. La realtà è che Trenitalia non vuole creare un precedente. Questo non c'entra nulla con le migliorie di servizio avute in questi ultimi anni, visto che grazie al doppio binario di Albairare i treni ora sono più puntuali. Resta il fatto che dal 2008 al 2010 non è stato semplice viaggiare e i 40 pendolari di questa linea che si sono rivolti ai giudici di pace è a quegli anni che fanno riferimento». Qualche pendolare addirittura rischiò il posto in quel periodo, visti i continui ritardi, e ci fu una mobilitazione che vide l'intervento diretto dell'amministrazione comunale, che destinò un impiegato e un consigliere a raccogliere le segnalazioni dei pendolari. Sono quattro le cause contro Trenitalia per i disagi di quel periodo, una sola delle quali arrivata a sentenza. Oggi che non ci sono più un impiegato e un consigliere con il compito di controllare la qualità del servizio, ognuno si arrangia come può. «Sono uno studente pendolare - racconta Filippo Ferrari - e ogni anno mi accorgo che, casualmente, gli sconti cadono nel periodo delle sessioni di esame e non quando ci sono le lezioni». C'è chi è sconsolato come Laura Chieregato. « Al rimborso - spiega - ormai ci ho rinunciato. Sapevo che comunque in un modo o nell'altro non sarebbe arrivato». E c'è chi la domanda di rimborso se l'è vista bocciare subito. «Dal momento che io ho un abbonamento mensile integrato, cioè che mi dà diritto anche a circolare sui mezzi Atm, mi è stato detto che non mi competeva, - racconta Alessio Macchia - come se io non prendessi il treno». Andrea Ballone