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PAVIA Aziende agricole messe in ginocchio dal maltempo delle ultime settimane (nella foto i campi allagati a Silvano Pietra nell'azienda Ravetta). Per molti appezzamenti l'unica soluzione rimane quella di reimpostare la programmazione colturale pensando alla campagna 2014. Alla fine di maggio appare prematuro fare una stima dei danni, verificabili solo a raccolto avvenuto, ma molti si spingono a ipotizzare una riduzione del 30%. Il perdurante anomalo stato delle condizioni climatiche comporta seri danni alle imprese agricole. Tutte le semine sono state ritardate dalla pioggia, che non ha permesso di effettuare le dovute lavorazioni per tempo, e la programmazione, studiata a tavolino nei mesi invernali, è stata sovvertita. Molti agricoltori si rivolgono agli uffici delle organizzazioni agricole per modificare le dichiarazioni di semina, perché le varietà programmate non sono più proponibili a distanza di un mese dalla data ideale di semina. Andrebbero in maturazione troppo tardi o addirittura non arriverebbero a completare il ciclo vegetativo. In particolare, in Lomellina l'intenzione della semina di mais è stata stravolta e si preferito il riso, che consente lavorazioni in acqua e quindi soffre meno i ritardi. «Tuttavia le basse temperature influiscono soprattutto sui risi da interno come Arborio, Carnaroli e Vialone Nano, coltivati perlopiù nel Pavese e sostituiti da varietà a ciclo più breve – commenta Giuseppe Ghezzi, presidente Coldiretti – In Oltrepò sono molti i problemi legati ai ritardi delle semine: molti hanno rinunciato alla coltivazione di cipolle, barbabietole e grano duro, ma dobbiamo anche segnalare l'impossibilità di effettuare gli sfalci primaverili per il maggengo». I danni maggiori nelle zone montane sono a carico della frutta: le ciliegie non arrivano a maturazione, pesche e albicocche registrano cali anche del 40%. Tutto l'Oltrepo collinare e montano, poi, è minacciato dal rischio frane. Stessa fotografia da parte di Confagricoltura. «Questa situazione ha creato veri disastri economici soprattutto per quelle aziende che avevano stipulato contratti di coltivazione con acquirenti terzi, organizzazioni di prodotto e cooperative di trasformazione, e che quindi sono tenute a rispettare gli impegni – commentano il direttore Luciano Nieto e il funzionario Bruno Marioli – Questo andamento climatico è da considerarsi ai limiti della calamità naturale perché ha impedito di seminare le colture individuate inizialmente nei piani di rotazione e nei programmi aziendali, e di procedere alle concimazioni di copertura, ai diserbi e ai trattamenti». Enrico Ravetta, titolare di un'azienda agricola a Silvano Pietra, commenta: «Campi allagati e raccolti in sofferenza. Ormai sono saltate le semine di pisello proteico, grano duro ed erba medica, senza contare la cipolla; il frumento a semina autunnale è attaccato da mal del piede e dai funghi. Non possiamo sostituire le colture pianificate con il granoturco a causa anche dei vincoli dettati dai piani di avvicendamento della Misura 214 del Piano di sviluppo rurale. Senza contare il rischio, visto l'andamento imprevedibile dei mercati, di riporre i futuri guadagni su una sola coltura». Anche in pianura la situazione non è migliore. «Non se ne ricorda una eguale nel passato e speriamo che sia ricordata per molti anni come un'annata eccezionale, perché le nostre aziende non ne reggerebbero un'altra nel breve periodo», dice Giovanni Arioli, cerealicoltore di Genzone associato alla Cia. Ci sono difficoltà nei diserbi e nelle concimazioni delle colture come il mais, la soia, la cipolla, le patate, le barbabietole e i pomodori. Nel dettaglio, il frumento registra una forte infestazione di malattie fungine. «Però non deve esserci rassegnazione – conclude Giovanni Daghetta, presidente Cia – Le risorse di Stato e Regioni sono sempre più scarse ed è nostro interesse far di tutto per salvare il più possibile i raccolti, anche ricorrendo a pratiche colturali che avevam accantonato negli ultimi anni». Umberto De Agostino