La lista Monti regge il colpo, Udc e finiani spariscono

PAVIA La lista Monti tutto sommato regge la botta, l'Udc scende al minimo storico, i finiani scompaiono: il progetto del grande centro riunito sotto il loden rigorista del professor Monti, a Pavia si ferma al 10 per cento. Quasi tutti voti montiani, però: Fli è sotto lo 0.5 per cento, l'Udc di Casini all'uno per cento. Meno di un terzo rispetto alle regionali del 2010, un tracollo anche rispetto al 4 per cento raccolto alle comunali che hanno portato Alessandro Cattaneo al Mezzabarba. Cosa è successo? «Il 10 per cento della lista Monti è un risultato discreto – risponde Massimo Valdati, assessore al Mezzabarba in quota Udc e candidato al Senato con il professore –. Certo, però, si poteva fare di più». Cosa è mancato? «L'elettore ci ha visti solo come quelli che hanno tagliato le pensioni e alzato le tasse. Non ha pensato, invece, che la cura era necessaria. E lo dico da assessore al bilancio di un Comune che ha subito tagli pesantissimi, ma grazie al rigore potrà fare investimenti nel 2013 e non dovrà tagliare su trasporti e sociale». Fin qui la lista Monti nel suo complesso: e l'Udc ridotta a prefisso telefonico? «Casini è scomparso dietro la figura di Monti», ammette Valdati. Marta Sempio, 35enne imprenditrice agricola che per la lista Monti era candidata alla Camera, sottoscrive l'analisi di Valdati: «Ai banchetti elettorali mi sono resta conto che troppi hanno scambiato la cura con la malattia – spiega – . Il rigore è la cura che serve per curare la malattia del dissesto finanziario. Ed è questo che fa male agli italiani e alle loro tasche. Detto questo, il risultato che abbiamo ottenuto è in linea con quello nazionale: e in Lombardia, dove la Lega è forte, significa che abbiamo fatto meglio rispetto ad altre realtà nazionali. E tutto con una campagna elettorale iniziata il 20 gennaio». (s. ro.)