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di Natalia Andreani wROMA Quindici minuti. Tanto è rimasto Giuseppe Mussari davanti ai pm di Siena che ieri lo attendevano per interrogarlo, nei panni di indagato, sull'acquisizione di Antonveneta da parte di Mps. L'ex presidente del gruppo bancario è arrivato in procura poco dopo le 15, accompagnato dall'avvocato Fabio Pisillo e accolto da uno stuolo di fotografi e giornalisti relegati fuori dal palazzo, da ieri dichiarato «inagibile» da un'ordinanza del questore che ha scatenato polemiche. E ai magistrati ha detto di essere «intenzionato a rispondere, ma non oggi». Motivo dell'accordato rinvio - richiesto con istanza del 2 febbraio - l'assenza del suo secondo difensore, l'avvocato Tullio Padovani, impegnato ieri in Cassazione. Mussari ha chiesto che venga fissata un'altra data, a partire da giovedì, per rispondere all'interrogatorio assistito da entrambi i legali; e a tempo record ha lasciato il palazzo di giustizia per tornare nella sua villa sulle colline senesi. Le domande dei pm dunque dovranno attendere. A partire da quelle che riguardano la corrispondenza elettronica riferibile al periodo giugno-ottobre 2007 «sparita» dal pc di Mussari e dal server di Mps. Quelle e-mail furono «rimosse volontariamente», si legge in un'informativa agli atti dell'inchiesta sull'aeroporto di Ampugnano ora trasmessa a Siena. Saltato l'interrogatorio di Mussari gli investigatori sono stati impegnati con Antonio Rizzo, ascoltato a Roma per due ore nella caserma del nucleo di polizia valutaria della Gdf. Rizzo, ex manager di Dresdner Bank, ha detto di avere confermato quanto già raccontato alla magistratura milanese. Ovvero che c'era «una banda del 5%» che prendeva una percentuale illecita sulle operazioni e c'erano «pagamenti riservati ai vertici di Mps». Rizzo ha anche confermato l'esistenza dei nastri - depositati a Milano già nel 2008 - sui quali avrebbe registrato le conversazioni tra lui e gli altri funzionari della Dresdner nelle occasioni in cui si parlava di Mps. Tre nastri registrati «perché temevo mi licenziassero», ha detto ieri, relativi a riunioni interne alla banca d'affari. Nel verbale del marzo del 2008, Rizzo citava una cena col funzionario della Dresdner, Michele Cortese - che sarà presto sentito - in cui questi affermava che «Baldassarri e Pontone (capo area finanza e responsabile ufficio di Londra Mps, ndr) avevano intascato una commissione indebita tramite Lutifin. «Disse che i due erano conosciuti come la banda del 5% perché era la percentuale che prendevano su ogni operazione». Su almeno un retroscena dell'affare Antonveneta, intanto, indaga anche la procura di Roma, già titolare di due inchieste per riciclaggio sulle attività dello Ior. I pm hanno acquisito le rivelazioni di stampa riguardo l'esistenza di un teste, dipendente del Vaticano, secondo il quale presso la sede dello Ior si sarebbero «svolte importanti e delicate riunioni per la costruzione dell'operazione Antonveneta». L'attenzione degli inquirenti riguarderebbe il ruolo esercitato dai responsabili della banca vaticana in riferimento all'apertura di quattro conti correnti intestati ad istituti religiosi per coprire personaggi che avrebbero avuto un ruolo nell'affare. La sovrapposizione di interventi giudiziari sul caso Mps - su esposti dei consumatori indaga anche Trani - ha intanto indotto il Csm ad aprire una pratica su «eventuali modifiche della disciplina processuale di cui all'articolo 9 del codice di procedura penale» che contiene regole suppletive a quelle generali sulla competenza territoriale. E il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, al pm di Trani - che ieri ha inviato gli atti a Siena per quanto di competenza, parla senza mezzi termini di «esigenze di inseguire notorietà più che di un coerente e responsabile esercizio dell'azione penale». ©RIPRODUZIONE RISERVATA