Ingroia: «Spiati per mesi da un' agenzia»
ROMA «Siamo stati spiati e pedinati da un'agenzia. È una sensazione condivisa anche con altri colleghi a me vicini. C'è chi sta indagando. Qualcosa di torbido si è mosso contro di noi». Nel giorno delle richieste di rinvio a giudizio contro boss, investigatori e politici implicati nella trattativa Stato-mafia l'ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonino Ingroia, ormai sceso nell'arena elettorale, torna all'attacco. Il leader di Rivoluzione Civile non vuole dire molto di più su ciò che accadde mentre lui conduceva l'inchiesta sui patti che sarebbero intercorsi tra la mafia e rappresentanti delle istituzioni. Ma esprime preoccupazione per «la sensazione di abbandono» che potrebbe riguardare molti dei suoi colleghi impegnati in prima linea su questo fronte. «Ho sempre avuto la certezza sulla base di elementi precisi e concreti, a conoscenza della autorità, che ci fosse un'attività di controllo nei nostri confronti, un'attività professionale da parte di un'agenzia che controlla per conto di altri», ha però detto ieri. «Abbiamo avuto la sensazione chiara - ha aggiunto - che non si trattasse di un controllo casuale. E dubito fortemente che fosse per interessi pubblici». I pm si sarebbero accorti di essere sorvegliati diverso tempo fa, circa otto mesi prima che venisse depositata la memoria finale. Le parole di Ingroia hanno scatenato la reazione di Fabrizio Cicchitto: «Un personaggio che ha dietro le spalle l'esperienza di inquirente come la sua non può parlare di sensazioni. Deve dire cose precise; altrimenti significa che vuole intorbidare le acque e fare una campagna elettorale molto inquietante», ha dichiarato il capogruppo del Pdl alla Camera. Ma la polemica rimane accesa anche sulla Commissione Antimafia guidata da Beppe Pisanu che l'altro ieri ha depositato un documento (a camere sciolte la relazione finale non ci sarà) in cui si sostiene che vi furono «convergenze di interessi» - una sorta di «tacita e parziale intesa tra le parti in conflitto» - ma nessuna trattativa da parte dei vertici istituzionali. «Conclusioni eccessivamente prudenti», ha polemizzato ieri il vicepresidente delle Commissione, Fabio Granata, sostenendo che «la trattativa ci fu. Eccome se ci fu. E su essa fu immolato Paolo Borsellino», ha dichiarato. Duro anche il leader dell'Idv Antonio Di Pietro che ha definito quella di Pisanu «una relazione da Ponzio Pilato». n.a. ©RIPRODUZIONE RISERVATA