Così le ragazze di Portalbera provarono il brivido del volo
PORTALBERA Erano passati tedeschi ed austriaci, cecoslovacchi, persino "mongoli" (in realtà russi asiatici ex prigionieri di guerra della Wehrmacht) e poi inglesi e americani. Alla fine della Seconda guerra Mondiale nel territorio di Pavia si videro anche i brasiliani. Il Brasile era entrato in guerra nel 1943, a fianco degli Alleati, esasperato dall'accanimento con cui i sommergibili tedeschi siluravano le sue navi dirette verso gli Stati Uniti, ma anche obbligato a farlo dalla Casa Bianca. Gli inizi della campagna d'Italia per il corpo di spedizione brasiliano (Fea) non furono facili. Le ultime guerre combattute dal Brasile risalivano ai tempi di Garibaldi e, in più, clima e territorio non potevano dirsi favorevoli. Il corpo di spedizione, però, seppe imparare dagli errori e fu sorretto da un forte orgoglio nazionale. Ebbe inoltre l'accortezza di collaborare con la Resistenza italiana: i partigiani, in cambio di sostegno logistico, offrirono la loro preziosa conoscenza dei luoghi, aprendo la strada ai soldati brasiliani. Nella primavera del 1945, il Fea sfondò le linee tedesche nella Valle del Taro, raggiunse la zona di Parma e, da lì, piegò verso Piacenza: una compagnia brasiliana entrava in città la sera del 27 aprile. Da lì si portò in Lombardia. Concluse le ostilità, il corpo di spedizione fu concentrato nella zona di Alessandria, presidiando anche alcune aree del Pavese e il ponte sul Po presso Piacenza. I brasiliani disponevano anche di alcuni aerei, cacciabombardieri P-47 Thunderbolt di produzione americana e minuscoli aerei da collegamento Piper Cub, soprannominati "Cicogne" (da non confondere con l'omonimo Fieseler Storch tedesco): questi ultimi velivoli da ricognizione vennero assegnati al campo Fortuna, una pista di decollo attiva negli anni Trenta in prossimità di Portalbera e che, per l'occasione, venne rimessa in funzione. I brasiliani fraternizzarono subito con la popolazione, così come, del resto, avevano fatto sin dal loro arrivo in Italia. Erano specialisti nell'organizzare tornei di calcio, invitando a partecipare le squadre composte da giovani del posto. Molti ricordano inoltre che alle ragazze più ardimentose veniva offerta la possibilità di sperimentare l'ebbrezza del volo: il battesimo dell'aria prevedeva il decollo da campo Fortuna con una "Cicogna", che proseguiva sino a sorvolare i tetti di Broni e, subito dopo, tornava indietro. E molte donne, giovani, ma anche giovanissime, vollero provare. Il ritiro dei brasiliani iniziò ai primi di luglio del 1945. Il ritorno in patria fu completato alla fine dell'estate. In Italia rimanevano soltanto i corpi dei quasi cinquecento caduti del Corpo di Spedizione, ospitati in un cimitero militare a Pistoia sino al 1960 e, solo allora, trasferiti in Brasile a Rio de Janeiro. Alberto Magnani