LAVORO»L'ACCORDO
di Gabriele Rizzardi wROMA «Una riforma di rilievo storico per la creazione di un mercato del lavoro inclusivo e dinamico». Con il nuovo articolo 18, lo scoglio più pericoloso per la navigazione del governo è stato superato e Mario Monti può tirare un sospiro di sollievo. In caso di «manifesta insussistenza» del licenziamento per motivi economici il giudice può infatti decidere il reintegro. La misura, che ha bloccato per due mesi la trattativa tra governo e parti sociali, ottiene l'ok di Alfano, Casini e Bersani, che parla di un «importantissimo passo in avanti», e il premier può presentarsi in conferenza stampa insieme ad Elsa Fornero per spiegare che le imprese non hanno più alibi. «Le imprese non dicano più che non possono investire in Italia perché c'è l'articolo 18. Perché così finisce per essere scoperto anche il gioco» taglia corto il ministro del Welfare, che alla fine di un lungo ed estenuante braccio di ferro con le parti sociali incassa il no della Confindustria («Meglio nessuna riforma che questa riforma») e spiega che le modifiche erano necessarie. «L'articolo 18 credo sia stata una grande conquista però il mondo è cambiato e noi dobbiamo cercare di adeguarci anche traendone vantaggi ed evitando svantaggi». Il premier e il ministro del Welfare possono finalmente rispondere alle domande dei giornalisti senza il timore di essere sconfessati dai leader di una maggioranza sempre più nervosa. Monti ammette che ancora per un po' continueranno ad arrivare «dati economici negativi», ma poi aggiunge che grazie ai provvedimenti adottati dal governo «c'è la fondata speranza di un futuro migliore» e fa capire che dopo l'intesa raggiunta con i leader della maggioranza, la riforma del mercato del lavoro dovrà essere rapidamente approvata dal Parlamento. «La riforma è passata al vaglio attento dell'Abc, Alfano, Bersani, Casini. Abbiamo raccolto la loro adesione e credo che questo, data l'autorevolezza dei tre leader, assicuri pur nel grande rispetto dell'insieme dei parlamentari un percorso sereno e per quanto possibile rapido», precisa Monti, che non si sbilancia sulla possibilità di blindare il disegno di legge con il voto di fiducia ma fa capire che, Napolitano permettendo, sarà questo lo sbocco più probabile.Monti cita il presidente della Bce, Mario Draghi, sul «dualismo» del mercato del lavoro, poi ricorda i provvedimenti sulle pensioni, quelli sulle liberalizzazioni e si dice convinto che l'azione del governo stia dando «qualcosa agli italiani». Nella sala dove si tiene la conferenza stampa, il clima è di massima serenità. E tra il premier e il suo ministro c'è anche il tempo per qualche battuta. Ma a dominare la scena è la crisi economica e Monti difende le scelte del governo, assicura che con la riforma del mercato del lavoro «viene spezzata la barriera invisibile che separa la stabilità dalla precarietà. La riforma ridurrà la disoccupazione in modo permanente e favorirà il lavoro stabile». L'illustrazione del provvedimento è affidata a Elsa Fornero, che parla dell'articolo 18 solo alla fine. A chi le chiede di leggere la parte che riguarda il reintegro del lavoratore licenziato ingiustamente, il ministro risponde che il testo è «nelle mani del presidente della Repubblica» e poi annuncia l'intenzione di spiegare nelle fabbriche (la Fiom l'ha invitata a farlo) ma anche nei luoghi di lavoro e nelle università i punti portanti della sofferta riforma che porta il suo nome. Positiva la reazione del Pd. Intervistato dal Tg3, Bersani spiega che il provvedimento non lo ha scritto lui ma promuove le novità, parla di «passo in avanti», sottolinea che il principio del reintegro «c'è» e aggiunge che l'onere della prova «non è a carico del lavoratore». Un via libera viena anche da Pier Ferdinando Casini, che non smette di apprezzare l'opera meritoria del Professore: «Il governo Monti ha lavorato bene». Nel Pdl, invece, per il momento fanno buon viso a cattivo gioco. ©RIPRODUZIONE RISERVATA