Agente carcerario resta in silenzio

PAVIA Sono stati i suoi stessi colleghi ad accompagnarlo davanti al giudice, per l'interrogatorio di garanzia. Claudio Gallo, l'agente di polizia penitenziaria di 45 anni arrestato con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ha scelto però il silenzio. L'uomo, che deve rispondere di avere fatto da tramite tra due detenuti del carcere di Torre del Gallo e altri affiliati alla locale di 'ndrangheta di Legnano, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L'uomo resta in carcere a Opera, in attesa di poter essere risentito dal magistrato. A chiedere il suo arresto era stato il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini, che aveva ricevuto il fascicolo su Gallo dalla Procura di Pavia. Le prime indagini, infatti, avevano riguardato le voci, interne al carcere, di un presunto piano di evasione che l'agente stava organizzando insieme ai due detenuti, già condannati per mafia, Luigi Mancuso e Nicodemo Filippelli. Il piano non si concretizzò, anche perché i detenuti furono spostati. Ma l'indiscrezione ebbe l'effetto di far partire le indagini, condotte con intercettazioni e appostamenti. Da queste verifiche sarebbe emerso che Gallo era il collegamento, per la 'ndrangheta, tra l'interno e l'esterno del carcere. Gli investigatori hanno ricostruito gli incontri, alcuni avvenuti nel piazzale del Carrefour sulla Vigentina, a pochi metri dall'abitazione della guardia, con un certo Alessandro Magaraci, barista di 30 anni di Busto Arsizio che gli inquirenti ritengono parte della locale di Legnano e per questo arrestato con l'accusa di associazione mafiosa. Gli incontri, secondo quanto emerso dalle carte dell'accusa, sarebbero sempre stati preceduti da telefonate, alcune delle quali fatte dalla cabina pubblica di viale Ludovico il Moro a Pavia, e da mail che Gallo avrebbe scritto con lo pseudonimo "redevil6". (m. fio.)