Napolitano: «Monti deve andare avanti»

di Gabriele Rizzardi wROMA Il Parlamento deve fare le riforme, Mario Monti deve andare avanti. Giorgio Napolitano lo dice all'Università di Bologna dove ieri ha ricevuto la laurea "honoris causa" in Relazioni internazionali. La cerimonia, che si è svolta all presenza di quattro ministri e ha consentito al capo dello Stato di affrontare tutti i nodi che rischiano di strozzare la ripresa, è stata accompagnata da contestazioni e scontri di piazza. I tafferugli tra le forze dell'ordine, gli "indignati bolognesi", gli studenti dei collettivi universitari e dei centri sociali, sono avvenuti in una città blindata fin dalle prime ore del mattino. Ai lanci di uova marce e di sacchi della spazzatuta, la polizia ha risposto con manganellate e gas lacrimogeni. Il tutto avviene mentre Napolitano esorta la classe politica a rinnovarsi e invita governo e forze sociali a un corretto confronto: «Non intervengo nel merito di alcuna questione politicamente o socialmente controversa. Metto però in guardia contro la pericolosità di reazioni a qualsiasi provvedimento legislativo che vadano bene al di là di richieste di ascolto e confronto per sfociare nel ribellismo e in forzature e violenze inammissibili». Tassisti, camionisti e tutti gli esponenti delle categorie colpite dalle liberalizzazioni che adesso minacciano di mettere a ferro e fuoco le città, sono avvisati. Poi, in serata, Napolitano torna sulle contestazioni e precisa: «Se sono motivate e corrette possono essere prese in considerazione, altimenti non valgono nulla». Nella lectio magistralis, il capo dello Stato dedica molto spazio alla scelta di far nascere il governo Monti come risposta ad una crisi che non è solo economica e di portata europema ma vede anche i partiti della "strana maggioranza" che si dividono sull'appoggio al governo tecnico. Monti, invece, deve andare avanti: «E' nell'interesse comune che lo sforzo appena intrapreso con significative proiezioni in sede europea continui e si sviluppi in un clima costruttivo». Quanto alle riforme, il presidente della Repubblica chiede alle forze politiche di verificare al più presto «la possibilità di definire o di prospettare credibilmente revisioni di norme della seconda parte della Costituzione». E per questo un ruolo decisivo l'avrà la politica della quale bisogna avere «una visione non demoniaca» e a cui spetta il compito di «creare le condizioni per il rilancio di una competizione non lacerante» anche in vista delle elezioni del 2013. Per Napolitano, insomma, occorre rimettere mano alle legge elettorale. Operazione non facile ma necessaria. Nei prossimi mesi, invece, bisognerà fare attenzione a non cadere nel «populismo dilagante» che si è instaurato in tutta Europa. E ancora: i partiti devono pensare al proprio «autorinnovamento» e non devono lasciarsi trarre in inganno dal «miracolo delle nuove tecnologie informatiche». Internet, insomma, non può diventare un "misuratore di consenso". L'ultimo capitolo riguarda la cultura. E su questo, Napolitano è categorico: «Bene i tagli alla spesa pubblica, ma che non siano alla cieca». L'appello a fare le riforme trova consensi sia nel centrosinistra che nel centrodestra. «Noi siamo pronti» dice Enrico Letta. «Molto dipenderà dall'atteggiamento delle toghe di sinistra contro Berlusconi...» avverte Sandro Bondi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA