Matrimoni combinati, spose a processo

di Maria Fiore wPAVIA Tre anni fa fiori d'arancio e confetti. Ieri solo un'accusa da cui difendersi: avere organizzato nozze fasulle allo scopo di fare ottenere a 25 uomini di nazionalità egiziana il permesso di soggiorno. Matrimoni combinati, dunque, in cui l'amore avrebbe avuto una parte secondaria se non del tutto nulla. In trenta, 25 donne di nazionalità romena e cinque uomini, si sono ritrovati come imputati nell'aula del tribunale di Pavia a rispondere di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Dall'altra parte, come persone offese, ci sono 25 uomini, che avrebbero pagato cifre fino a 3mila euro per portare a termine le nozze con cittadine comunitarie. La prima udienza del processo, davanti al giudice Luigi Riganti, è stata dedicata all'acquisizione delle prove. Nelle prossime tappe, invece, si entrerà nel vivo con la deposizione dei testimoni. A indagare su un giro di matrimoni misti - e interessati - che aveva riguardato la città di Pavia ma anche altre città del nord Italia erano stati, nella primavera del 2008, gli agenti della squadra mobile. La prima segnalazione, che si conclude con due arresti, è del 17 aprile. Un poliziotto va in municipio a Pavia per spulciare le pubblicazioni di matrimonio. E' fuori servizio: vuole solo sapere quando si sarebbe sposata una sua amica. Spulciando tra gli atti matrimoniali nota il nome di un egiziano che gli ricorda qualcosa. Torna in ufficio e scopre, facendo un controllo alla banca dati, che l'uomo, che di lì a poco avrebbe spostato una donna romena, doveva essere arrestato, perché non aveva ottemperato a un ordine di espulsione del questore. Così, alla data prevista per il matrimonio, in comune si presenta anche la polizia. Le nozze vengono impedite, ma soprattutto l'episodio dà il via ai controlli. Si scopre che altri matrimoni sospetti, sempre tra egiziani e donne romene, sono stati già celebrati in municipio a Pavia. E altri sono in programma di essere portati a termine. I nominativi vengono passati al setaccio. Ma soprattutto viene analizzata la documentazione presentata per il matrimonio. Che, per essere celebrato, deve avere il nullaosta delle rispettive ambasciate. I nullaosta ci sono, ma secondo la polizia sono falsi. I matrimoni non sono validi, dunque. Ma bastano, anche se rimasti solo a livello di tentativi, a far partire le contestazioni per 30 persone. Surai Turcan, Sandu Magarus, Remus Stan, di origine romena, e Ahmed Sayed, di nazionalità egiziana, sono accusati di essere i "sensali", cioè di avere organizzato le nozze finte e di avere messo in contatto gli uomini (che avevano bisogno di regolarizzarsi) e le donne (che avevano bisogno di soldi). Il gruppo avrebbe trovato le giovani spose a Pavia, in via Fasolo, via Vittadini, via Foscolo, e a San Genesio e Casanova Lonati. Altre imputate risultano essere senza una dimora fissa. Di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina devono rispondere anche 25 donne: Perian Florea, Claudia Buzduga, Viorica Stan, Elena Marin, Aurelia Caldararu, Crina Calin, Soreia Vasile, Mariana Constantin, Claudia Stavarelu, Florina Nicola, Aglaia Moisa, Lenuta Boca, Emilia Parinescu, Emne Savu, Alina Miron, Elvira Feraru, Narcisa Oprea, Alina Vaduva, Giulya Dumitru, Crina Caramidaru, Ghiorghita Durac, daniela Micu, Claudia Nicolae, Dumitra Solea, Gherghita Stan. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Fabrizio Aronica, Barbara Ricotti, Silvia Bianchi, Federica Quattri, Giorgia Spiaggi, Alessio Fieschi, Stefano Previtari. ©RIPRODUZIONE RISERVATA