Con "Bella ciao" l'ultimo saluto a Bocca

MILANO Un lungo applauso, mentre qualcuno tra la folla intonava Bella ciao, ha accompagnato l'uscita del feretro di Giorgio Bocca dalla Basilica di San Vittore in Corpo a Milano dove ieri si è celebrato il funerale del giornalista, morto il giorno di Natale a 91 anni. Un partigiano della parola: così don Roberto Vignolo lo ha definito durante l'omelia. Partigiano lo era stato davvero sulle montagne piemontesi, come hanno testimoniato le tante firme di esponenti e gruppi dell'Anpi arrivati a Milano per dargli l'ultimo saluto. Credeva nel valore della verità - ha spiegato ancora don Roberto -. Ha difeso la distinzione fra fatti e opinioni. E se di qualche grande giornalista si può dire che usava il fioretto a Bocca - ha aggiunto il sacerdote amico di famiglia - bisognerebbe mettere in mano la sciabola o la spada, a volte a doppio taglio. Ruvido, persino abrasivo non scriveva per adulare il suo interlocutore ma persino per ferirlo in modo da suscitare una reazione morale. Ha commesso degli errori nella vita, le sue parole sempre chiare a volte - ha ammesso don Roberto - hanno avuto bisogno di ritrattazione, e nel tempo ha anche cambiato idea ma mai per opportunismo. Nella chiesa gremita di familiari, amici e colleghi, a ricordare Bocca sono stati il suo agente letterario, Marco Vigevani, e la collega di una vita a Repubblica Natalia Aspesi, che lo ha definito un esempio di giornalismo unico: Basterebbe un Giorgio Bocca in ogni sito - ha aggiunto - e in ogni giornale per dare loro dignità e potenza. In questo funerale, celebrato in forma privata, intorno a figlie e nipoti si sono sistemati amici, colleghi e ammiratori: il direttore di Repubblica Ezio Mauro, il direttore del Corriere Ferruccio De Bortoli, quello dell'Espresso Bruno Manfellotto, Gad Lerner, Daria Bignardi, il procuratore di Torino Giancarlo Caselli, Gianni Mura, il presidente dell'Ansa e della Fieg Giulio Anselmi, Marco Travaglio, Mario Cervi, Roberto Natale, presidente Fnsi, Gian Antonio Stella, Ottavio Missoni con la moglie, l'ex ministro Virginio Rognoni, Carlo Feltrinelli, Nando Dalla Chiesa e il vicesindaco di Milano Maria Grazia Guida. Stiamo preparando per fine gennaio, assieme alla sua famiglia, un grande momento di riflessione su Bocca giornalista e commentatore politico - ha annunciato l'assessore alla cultura Stefano Boeri - sarà solo la prima delle cose che la città dovrà fare perché Giorgio Bocca è stata una presenza fondamentale per la città. La salma del giornalista ha raggiunto poi il cimitero di Lambrate per essere cremata e nei prossimi giorni le sue ceneri saranno tumulate a La Salle, in Val d'Aosta, dove Bocca aveva una casa. È stato un grande montanaro che non la mandava a dire a nessuno ha ricordato Umberto Eco. Forse per questo il cuscino sulla sua bara non era di rose ma di fiori variopinti con in mezzo un po' di agrifoglio pungente. Era sempre incazzato - ha spiegato lo scrittore -, non era un personaggio conciliante. Bocca riposerà vicino alle montagne che amava tanto ha aggiunto la figlia Nicoletta augurandosi che qualcuno presto prenda il suo posto nel mondo del giornalismo. Un invito perché si facciano avanti i ragazzi con la misura, la lucidità e il cuore che lui aveva.