«Idee deludenti sul decreto sviluppo»

di Gabreiele Rizzardi wROMA Le ipotesi sul decreto sviluppo sono deludenti. Il governo faccia bene e subito le cose che deve fare altrimenti saremo commissariati dall'Europa. Emma Marcegaglia torna a sferzare Palazzo Chigi e si conferma ancora una volta come la vera spina nel fianco del Cavaliere, che ieri è partito per Bruxelles con poche idee per la crescita e la cartellina del decreto sviluppo ancora mezza vuota. La cornice da dove partono i nuovi colpi è quella del convegno dei giovani imprenditori a Capri, dove la presidente di Confindustria lancia un ultimatum a palazzo Chigi: Il tempo è scaduto. Chiediamo al governo di non fare piccole cose, ma di avere il coraggio di fare grandi riforme senza rimanere bloccati a problemi elettoralistici. Ad ascoltare, in prima fila, c'è il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, che è l'unico politico invitato al convegno e dice subito di essere d'accordo con gli industriali sulla necessità di puntare sulla crescita e di fare rapidamente il provvedimento sullo sviluppo. Davanti ai giovani imprenditori, la Marcegaglia chiede un applauso per il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (E' un punto di riferiomento per tutti noi) e va giù dura con il governo. Spiega che le misure per lo sviluppo non possono essere varate a costo zero, chiede al premier di avere la capacità di decidere le cose che servono ed auspica che il decreto sviluppo contenga le riforme: Se non le avrà, credo ci sarà una grande responsabilità da parte del governo perché senza riforme il paese rischia molto. La leader degli industriali, insomma, non fa sconti. E se il segretario del Pdl, Angelino Alfano, mette le mani avanti e spiega che il governo non può risolvere i problemi con la bacchetta magica, la Marcegaglia risponde che a questo punto bisogna fare le scelte giuste e ricorda che non spetta agli industriali dire se occorre un nuovo governo oppure no. Riuscirà il Cavaliere a rassicurare l'Europa? Difficile immaginarlo anche perché il viaggio di Berlusconi rischia di trasformarsi in un nuovo litigio pubblico con Tremonti, che ieri è arrivato a Bruxelles prima del premier e, con una semplice telefonata al presidente della Commissione europea Barroso, ha lanciato un piano straordinario di sviluppo per il Mezzogiorno basato su una radicale revisione strategica dell'uso dei fondi strutturali comunitari. Il che vuol dire a costo zero. Al Sud non c'è lo sviluppo ma ci sono i fondi strutturali comunitari, per cui non servono risorse aggiuntive spiega il portavoce di Tremonti. E pazienza se fonti della Commissione Ue ricordano che i programmi strutturali destinati al Mezzogiorno prevedono un tasso di cofinanziamento nazionale del 25% degli investimenti pubblici. Come finirà la partita del "Piano-Sud" è diffcile prevederlo. Quel che è certo è che Berlusconi non ha preso bene l'ennesima iniziativa autonoma del superministro, che resta fedele al ruolo di "battitore libero" e non perde occasione per confermare la sua contrarietà ad interventi che non siano a costo zero. ©RIPRODUZIONE RISERVATA