Portafoglio, fazzoletto e via di corsa in auto "Si accomodi signor Brandi, il dentista l'aspetta"
La mano sinistra scosta la tenda, mentre la destra ròtea una sigaretta spenta fra pollice, indice e medio. Il movimento non è nervoso bensì mostra una non comune abilità manuale. Brandi è lì alla finestra, fuori la pioggia scompone luci, insegne e fari di migliaia di variopinte tessere di un mosaico che la mente razionale puntuale ricompone. Brandi si trova tra conscio e subconscio, come lo schermo di un videogioco, diviso a metà; sopra scorre la fantasia, la parte inferiore lo àncora alla realtà. Scorre l'immagine di sua figlia, da tempo non ha sue notizie, poi funghi fritti, trifolati, impanati, in umido ed una patata alla brace con speck. Realizza di non aver pranzato. Un clacson insistente lo riporta alla realtà; Brandi guarda l'orologio: Ca... sono in ritardo. All'improvviso tutto va più in fretta, la pioggia è più svelta, le lancette più veloci il core corre. Con affetto cerca il maglione, lo indossa, ricontrolla quello che prima aveva con cura preparato sul tavolo, lo ripone, si infila la giacca in pelle, rigorosamente nera, bavero alzato. Prima di uscire: mano destra tasca posteriore destra, portafoglio portafoglio, mano sinistra tasca posteriore sinistra fazzoletto fazzoletto, tasche anteriori chiavi. Si porta poi la mano all'altezza del cuore, una leggera pressione e ok. Intanto l'ansia è sparita, tutto scorre ancora col giusto ritmo, Brandi è in strada si guarda attorno circospetto, prima di salire in auto portafoglio portafoglio, fazzoletto fazz... sale, è in strada, un sorriso gli si staglia sul viso: radio Pavia sta trasmettendo un vecchio blues. L'ingresso sul ponte dell'impero gli spegne il sorriso, la solita danza di ballerine metallizzate, lunga, noiosa e stancante. Un cerchio alla testa lo attanaglia La cefalea nooo, non oggi. La mano va sicura al taschino, ne esce una bustina che strappa con i denti e ne svuota il contenuto direttamente in bocca. Abbandonata la ridda, una nuova caccia al tesoro: il parcheggio. Al quarto o quinto giro dell'isolato, Brandi inchioda, una retro imperiosa e il posto è suo. Alcune strade secondarie, qualche scorciatoia ed è a metà di Strada Nuova, uno sguardo all'orologio gli affretta il passo, i lastroni ed i ciotoli scivolosi riflettono gli addobbi luminosi: il Natale è vicino. Brandi è arrivato, fazzoletto, fazzoletto, portafoglio..., chiavi; suona un citofono, la porta si apre automaticamente. E' sorpreso, finge un colpo di tosse e con la spalla apre il portone. Entra, l'ambiente è luminoso, di una luce soffusa che gli permette di focalizzare subito cose e persone: una mamma con bambino, due signori seduti. Cerca uno sguardo d'intesa ma non lo trova. Brandi si sbottona la giacca e va alla finestra, sul marciapiede di fronte un uomo col cane si assiuga la fronte, un cenno, Brandi risponde, poi richiude le tende e si concentra sui due uomini. Il primo, completo scuro, camicia azzurra, cravatta in tinta, scarpe marroni, la mano appoggiata sulla gamba tradisce i polpastrelli cabriolet ribaltati quasi alla falange, divoratore di unghie: frustrazioni e stress bancario o impiegato. La sua attenzione va all'altro, ma il bambino lo disturba, intanto il presunto bancario se ne va. L'altro uomo è di bell'aspetto, porta un giubbotto, Brandi nota subito il rigonfiamento della tasca interna destra, sta leggendo e gira le pagine col pollice sinistro. Evidentemente è mancino. Torna il silenzio, mamma e bambino non ci sono più. Brandi si alza, va verso l'uomo col giubbotto, ma lui accenna un sorriso e se ne va. Brandi è disorientato sente l'ansia incalzare, va alla finestra, la pioggia è svelta, le lancette veloci, il cuore corre. Sta per portare la mano alla tasca portafoglio, port... quando si apre una porta ed un sorriso raggiante gli comunica: Si accomodi signor Brandi, il dentista la sta aspettando. Maurizio Cerri