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di Padre Giustino Casciano* Agostino morì santamente 1581 anni fa ad Ippona, sua città episcopale nell'attuale Algeria, il 28 agosto 430, in situazioni storiche drammatiche, circondato da molti suoi amici vescovi, come Alipio e Possidio, rifugiatisi nella città assediata da Vandali e Alani. Possidio nella Vita S. Augustini, scritta 4-5 anni dopo la morte del santo, afferma che i crudeli nemici invasori non risparmiarono né sesso, né età, neppure i sacerdoti e i ministri di Dio, neppure gli ornamenti, le suppellettili e gli edifici delle chiese…Di innumerevoli chiese a mala pena solo tre per grazia di Dio non sono state distrutte, quelle di Cartagine, Cirta e Ippona, e restano in piedi le loro città, protette dal presidio divino e umano (ma dopo la morte di Agostino anche Ippona, abbandonata dagli abitanti, fu incendiata dai nemici…. I nemici l'assediarono strettamente per quasi 14 mesi e le chiusero anche la via del mare. Qui mi ero rifugiato anch'io insieme con altri colleghi d'episcopato e fummo insieme con lui per tutto il tempo dell'assedio…. Possidio ci tramanda particolari significativi degli ultimi giorni di vita di S. Agostino; scrive, infatti, che quel sant'uomo, parlando con noi familiarmente era solito dire che, ricevuto il battesimo, neppure i cristiani e i sacerdoti più apprezzati debbono separarsi dal corpo senza degna e adatta penitenza. In tal modo egli si comportò nella sua ultima malattia: fece trascrivere i salmi davidici che trattano della penitenza e fece affiggere i fogli contro la parete, così che stando a letto durante la sua infermità li poteva vedere e leggere, e piangeva ininterrottamente a calde lacrime. Possidio nella sua biografia ci dà cenni preziosi anche sul funerale di Agostino e notizie riguardo le sue ultime volontà: Fino alla sua ultima malattia predicò in chiesa la parola di Dio ininterrottamente, con zelo e con forza, con lucidità ed intelligenza. Conservando intatte tutte le membra del corpo, sani la vista e l'udito, mentre noi eravamo presenti, osservavamo e pregavamo, egli – come fu scritto – si addormentò coi suoi padri, in prospera vecchiaia (cf. 1 Re 2,10). Per accompagnare la deposizione del suo corpo fu offerto a Dio il sacrificio in nostra presenza e poi fu sepolto. Non fece testamento perché, povero di Dio, non aveva motivo di farlo… Lasciò alla chiesa clero abbondante e monasteri di uomini e di donne praticanti la continenza con i loro superiori; inoltre biblioteche contenenti libri e prediche, sia suoi sia di altri santi, dai quali si può conoscere quanta sia stata, per dono di Dio, la sua grandezza nella chiesa e nei quali i fedeli lo trovano sempre vivo (Possidio, Vita S. Augustini 28.31). S. Agostino attraverso la morte raggiunse quella realtà assaporata insieme a sua madre nell'estasi di Ostia, arrivò al luogo dove regna la ricchezza inesauribile, là dove, Signore, Tu pasci in eterno Israele col pascolo della verità; là la vita è la Sapienza grazie alla quale tutto è creato, il passato, il presente e il futuro, mentre essa non è creata, ma sempre è quale fu e quale sarà…allora finalmente si realizza l'invito: Entra nel gaudio del tuo Signore! (Mt 25,21) (cfr. Agostino, Confessioni IX, 10). Il corpo di S. Agostino fu portato a Pavia nel 724 dal pio re longobardo Liutprando ed ancora oggi le sante ossa sono custodite nella cassetta d'argento altomedievale, che, come ogni anno, in questi giorni è stata aperta con le quattro chiavi, custodite dalle autorità civili ed ecclesiali. Pavia è la città, come scrisse il Beato Papa Giovanni Paolo II nell'Augustinum Hipponensem, di un uomo incomparabile, di cui un po' tutti nella Chiesa e in Occidente, ci sentiamo discepoli e figli. *priore di S. Pietro in Ciel d'oro