La crisi arriva alla Zonca Da settembre 20 in cassa

Da oltre un secolo la famiglia Zonca lavora nel mondo dell'illuminazione. Una tradizione solidissima, che continua attraverso quattro generazioni, un nome conosciuto nel mondo e certo non solo per le imprese della squadra professionistica di ciclismo sponsorizzata negli anni Settanta. I prodotti Zonca illuminano, fra l'altro, il grande parco di divertimenti Eurodisney a Parigi. Lo stabilimento di via Lomellina - che nel 2001 fu visitato da Edward Nixon, figlio dell'ex presidente Usa - oggi ha una cinquantina di dipendenti . Zonca è una realtà industriale tuttora presente in ogni parte d'Europa e sui princ ipali mercati internazionali, con produzioni di alta qualità sia tecnica che estetica. Ma anche la storica fabbrica vogherese sta scontando la micidiale concorrenza cinese. di Fabrizio Merli e Roberto Lodigiani wVOGHERA I suoi lampadari illuminano Eurodisney a Parigi e uno degli alberghi di proprietà dello stilista Giorgio Armani. Ma ora persino la Zonca, storica e solida corazzata delle industrie vogheresi, deve fare i conti con la crisi che, tanto per cambiare, ha le sembianze del Drago cinese, con il suo imbattibile rapporto fra costo del lavoro e prezzi al consumo. La frenata degli ordinativi causata proprio dalla micidiale concorrenza orientale obbliga l'azienda di via Lomellina a rallentare la produzione. Una congiuntura affrontata mediante lo strumento della cassa integrazione straordinaria che da settembre interesserà fino a un massimo di venti lavoratori, su un totale di circa cinquanta. Percorso che la famiglia Zonca ha concordato con i sindacati. Previsto anche la mobilità come ascivolo verso la pensione. Davanti allo stabilimento non c'è molta voglia di parlare. Chi esce dallo showroom, si infila in auto dicendo: L'accordo non è ancora stato firmato, aspettiamo di vedere come si evolverà la situazione e speriamo che tutto vada per il meglio.All'interno, nel suo ufficio, l'amministratore delegato, Luigi Zonca, spiega come si sia arrivati alla decisione di fare ricorso agli ammortizzatori sociali. Premesso – dice – che sino ad ora non abbiamo mai fatto nemmeno un'ora di cassa integrazione, e che per me, chiederla è stata un po' una vergogna, il problema è più ampio. Una volta si preparavano i modelli, ci si presentava alle fiere di settore e poisi andava avanti a produrre per un anno. Adesso il prodotto ha una vita molto più breve, i gusti cambiano molto più in fretta e noi ci dobbiamo adeguare. Zonca aveva da tempo puntato sul Made in Italy, proprio per fare fronte a un mercato sempre meno vivace e, soprattutto, a uan concorrenza spietata. Anche per noi – prosegue l'Ad – l'entrata in scena dei cinesi è coincisa con grosse difficoltà. Sostenere il loro costo del lavoro non è pensabile. Abbiamo puntato sulla qualità, lavorando, ad esempio, nell'albergo di Giorgio Armani a Dubai. Ma con la crisi che ha investito i mercati mondiali, anche alcuni dei clienti più prestigiosi si sono orientati verso produzioni meno curate. A questo si aggiunga il fatto che noi, oltre alla produzione, dobbiamo curare tutti gli altri aspetti, come la commercializzazione, la progettazione, la pubblicità. Di qui, secondo Zonca, è nata l'idea di scorporare un ramo d'azienda, quello della produzione, e cederlo. Abbiamo individuato un artigiano che si occupa di questo settore da tre generazioni. Una ditta specializzata e che può sostenere le oscillazioni della richiesta perchè ha costi e organizzazione del lavoro assolutamente sostenibili. Noi potremo concentrarci su altri aspetti, come il design o il marketing. La cassa integrazione è stata chiesta per una ventina di lavoratori, tutti specializzati e molto abili nel loro settore. Chi è vicino all'età pensionabile verrà "accompagnato" a fine carriera. Per gli altri, speriamo che vengano assorbiti, magari dalla stessa ditta artigiana che lavorerà per noi o da altre realtà produttive. Il piano di ristrutturazione aziendale è uno strumento per sopravvivere su un mercato sempre più competitivo e selettivo. Di questi tempi – conclude Zonca – è necessario specializzarsi in determinati settori. Questo passaggio ci consentirà di concentrarci su nuovi prodotti e, magari, tornare ad assumere. E il sindacato? Per Graziella Galli (Fiom Cgil), siamo di fronte a una contrazione di ordini causata dalla concorrenza cinese che interessa soprattutto la produzione tradizionale per la quale, quindi, non sono più cumulabili scorte. Zonca va avanti con gli ordinativi, ma al momento non ci sono ragioni di essere pessimisti su una futura ripresa. Nadia Zambellini (Fim-Cisl) sottolinea la situazione contraddittoria del comparto metalmeccanico dell'Oltrepo, che alterna segnali di ripresa a nuovi fronti di crisi e una sofferenza che permane. Questo significa che il livello di attenzione deve restarealto, pur evitando gli allarmismi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA