La Borsa boccia la manovra, è crollo

di Andrea Di Stefano wROMA I mercati votano contro la manovra. Forse non nel merito dei provvedimenti, ma indubbiamente la credibilità del Governo e della maggioranza non convincono gli investitori internazionali. La giornata è stata negativa in tutta Europa con cali diffusi che hanno prodotto una perdita secca di capitalizzazione delle Borse continentali pari a 92 miliardi di euro con una sfilza di segni negativi dove oltre alla maglia nera di Milano (-3,06%) si segnalano Stoccolma con un -2,18%, Parigi -2,04,Amsterdam -1,92, Zurigo -1,88%, Londra e Francoforte entrambe a -1,55%, Madrid -1,44%. Incredibilmente neppure i risultati positivi degli stress test sulle banche sembrano influire sulle Borse visto che quella italiana ha penalizzato pesantemente proprio i bancari (Monte Paschi -7,22%, Intesa -6,51%, Unicredit -6,36%, Popolare di Milano -4,65% e Banco Popolare -6,67%) che pure hanno tutti superato i test. Come per i giorni peggiori della scorsa settimana anche ieri le tensioni sull'azionario si sono intrecciate col mercato obbligazionario, nuovamente preso di mira da pesanti vendite. Lo spread tra i BTp e il Bund tedesco a 10 anni si è nuovamente impennato oltre i 330 punti base; quello tra decennali spagnoli e Bund è schizzato a 370 punti, il massimo da 1997. Di conseguenza, Il rendimento dei BTp è arrivato al 6,006% e quello del decennale spagnolo al 6,35%, entrambi al massimo dalla creazione dell'Eurozona e non lontano da quota 7%, considerata la soglia oltre la quale le autorità fanno scattare l'allarme salvataggio (almeno secondo quanto insegna l'esperienza degli ultimi due anni relativa a Grecia, Irlanda e Portogallo). La speculazione, quindi, pare non fermarsi, mentre c'è attesa per il vertice dei leader europei di giovedì, dove si discuterà del secondo salvataggio greco e della stabilità finanziaria dell'area euro. La Bce ha comunicato che la settimana scorsa non ha acquistato bond sul mercato secondario smentendo, dunque, le voci di un suo intervento sui titoli italiani nei giorni in cui lo spread Btp-Bund tedesco è volato a livelli record. La crisi del debito dell'Eurozona si è fatta sentire anche sul mercato dei credit default swaps, i derivati che assicurano sul rischio fallimento di un paese. I cds sul debito della Grecia sono balzati di 45 punti base quelli su Italia e Spagna hanno segnato un rialzo di 15 punti base rispettivamente a 321 e 364, e i cds sulla Francia sono saliti di 6 punti base a 120. I contratti su Irlanda e Portogallo registrano un aumento di 24 punti rispettivamente a 1.158 e 1.170 punti. Nonostante tutto si è invece comportato discretamente l'euro che ha registrato una flessione sul dollaro ma contenuta entro la soglia dell'1,40. Indubbiamente ha pesato anche l'andamento di Wall Street dove il DJ cedeva l'1,12% e il Nasdaq l'1%. Anche gli Usa sono alle prese con gravi problemi di debito che ha superato da tempo il livello fissato per legge. Se entro il 2 agosto tra Casa Bianca e repubblicani, che hanno la maggioranza al Congresso, non verrà trovato un accordo, gli Usa rischiano il "default tecnico", cioè l'impossibilità di provvedere a tutti i pagamenti di bilancio. Il presidente Barack Obama ieri sera ha parlato di qualche passo in avanti per l'intesa. Le vendite generalizzate sui titoli delle aziende europee del credito hanno determinato, per la prima volta in due anni, il fatto che la capitalizzazione borsistica risulti inferiore al livello del patrimonio iscritto a bilancio. In pratica le banche valgono meno del totale dei loro beni mobili e immobili. L'ultima volta che si verificò un fatto simile risale al periodo da ottobre 2008 e aprile 2009, cioè all'apice della crisi finanziaria scatenata dal fallimento della banca americana Lehman Brothers. ©RIPRODUZIONE RISERVATA