«L'amore che diamo a un figlio in affido»
BR b PAVIA. /bLe storie di famiglie che hanno deciso di aiutare altre famiglie, prendendo in affido bambini e ragazzi per aiutarli a crescere. Insieme alla cooperativa Comin e al centro affidi del Comune mamme e papà hanno portato la loro esperienza tramite le immagini di un documentario realizzato proprio per raccontare l'affido, per farlo conoscere. Un incontro-racconto organizzato l'altra sera nella sede dello Sfad in via dei Mille, con la collaborazione anche dell'Apolf che ha pensato all'aperitivo. Tra le testimonianze quelle delle famiglie della comunità «L'albero della macedonia» di Monticelli Pavese: quattro famiglie, due musulmane e due cristiane, con 18 bambini in tutto, tra cui otto in affido temporaneo.BR I genitori hanno condiviso le loro esperienze. «Non è una cosa studiata a tavolino - hanno raccontato Alice e Fabrizio - abbiamo deciso di occuparci della vita in modo allargato». «Cerco di lasciare un segno, l'affido aiuta i bambini ma insegna molto anche a noi», spiega Fatima. Spesso i bambini presi in affido non riescono più a sorridere, «sono cupi», spiega qualche genitore. Famiglie che si prendono cura di bambini e ragazzi che hanno bisogno di vivere in un contesto sereno, per un periodo limitato. E che poi torneranno nella famiglia di origine. L'affido è infatti, per definizione, «a termine», per dare il tempo alla famiglia di origine di superare il momento di difficoltà. Può essere a tempo pieno, quindi il bambino va a vivere con la famiglia affidataria, ma può anche riguardare solo alcuni momenti della giornata o brevi periodi, per esempio le vacanze. Per molti è difficile accettare di separarsi da un bambino con cui si condivide la vita magari per diversi anni. «L'implicazione affettiva di un bambino che resta per un periodo limitato per alcuni è inaccettabile», spiegano Beppe e Margherita che fanno parte della comunità L'albero della macedonia. «Qui si mescolano diverse culture e origini, ci sono spazi comuni e le abitazioni private - spiega Beppe - io ho in affido un bambino con il papà tunisino che vuole mantenere il contatto con la religione e la cultura in questo ci appoggiamo a Fatima che ha in affido gli altri due fratelli». Nella comunità familiare di Monticelli Pavese le quattro famiglie riescono ad accogliere più bambini, senza dover far separare i fratelli. «E' complesso rispettare i bisogni dei figli naturali e quelli dei bambini in affido - spiegano ancora i genitori - bisogna cercare un equilibrio».BR Una serata di confronto e condivisione. A raccontare la sua storia anche Ilaria, 19 anni, in affido da due. «Per otto anni sono stata in una comunità - ha raccontato tramite una lettera - nella speranza che la situazione della mia famiglia di origine migliorasse. Poi in me è nato il desiderio di avere una famiglia accanto». Cosi Ilaria ha parlato del suo desiderio con le assistenti sociali del Centro affidi del Comune di Pavia. Paola ha seguito il suo percorso e insieme hanno trovato una famiglia per provare a vivere questa esperienza. «Il primo incontro è stato negli uffici dei servizi sociali - racconta Ilaria - la mia nuova madre affidataria mi ha chiesto se poteva darmi un bacio». Un momento di stupore, bello sentire che una persona ancora sconosciuta era pronta a dare il suo affetto. «Ricordo la prima volta che sono andata a casa, quella che ora è la nostra casa - racconta Ilaria - abbiamo iniziato con un affido part-time per abituarmi e decidere se fare questo passo importante per la mia vita. Quando ho compiuto 18 anni mi sono trasferita. Oggi mi sento a casa mia».BR P align=rightfont size=1© RIPRODUZIONE RISERVATA/font/P
Marianna Bruschi