«Festini? Ragazze pagate per mentire»


ROMA. Se domenica aveva riso di fronte alle rivelazioni di Wikileaks, l'allegria del premier Silvio Berlusconi ieri ha lasciato spazio all'ira: «Non frequento festini selvaggi - ha ringhiato da Tripoli - queste notizie arrivano da funzionari di terzo grado».
Coincidenza ha voluto che ieri il Presidente del Consiglio fosse ospite proprio di Gheddafi, uno dei due leader - insieme con Vladimir Putin - il cui cementato sodalizio personale ed economico con il Cavaliere è stato monitorato con sospetto dai diplomatici Usa. E dopo la prima piena di file lanciati dal sito di Assange, l'opposizione ha criticato pesantemente il premier per l'immagine del Paese che, stavolta ufficialmente, esce con le ossa rotte di fronte al mondo intero. Anche se l'ambasciatore Usa a Roma, David Thorne, assicura che «queste speculazioni non avranno alcun peso sulle nostre eccellenti relazioni». Berlusconi si difende, spalleggiato dal ministro degli Esteri Frattini e da tutto il Pdl, mentre Fli lo esorta a presentarsi di fronte al Copasir. Il Pd lo invita a dimettersi, Bersani gli risponde con un «c'è poco da ridere». Il più duro è Massimo D'Alema che nel ribadire la fine del governo di centrodestra, insiste con la convocazione di fronte al Copasir di cui è presidente: «Incredibile che non si presenti, lo prevede la legge». Stessa richiesta da Rutelli, leader di Api.
E dal Pdl parte una nuova raffica di accuse contro D'Alema: «Vile speculazione». Il premier intanto, accolto con squilli di tromba dall'amico Gheddafi, dice di non sapere neanche cosa siano «i cosiddetti wild parties». Per poi candidamente spiegare: «Io una volta al mese do nelle mie case cene dove tutto avviene in modo corretto, dignitoso, elegante». Altro che «bunga bunga» insomma. Quindi si chiede «chi paga le ragazze» che stanno raccontando come si svolgevano le serate. «Ma secondo voi, cosa spinge - domanda - una ragazza a dichiarare il falso e a dichiararsi prostituta in televisione? Significa che non potrà avere una vita vita normale, un marito normale, e non potrà più nemmeno fare la prostituta». La Fondazione Farefuturo vicina a Granfranco Fini lo incalza: «Chi le paga? Quella di Berlusconi è una formidabile domanda politica. Di colpo afferma che sono falsità, e che qualcuno paga le ragazze per parlare. Siamo al bivio decisivo».
In tutto questo si inserisce un Frattini dai toni apocalittici secondo cui «Assange vuole distruggere il mondo», per poi asserire che «Berlusconi non si sente né attaccato né colpito né offeso», malgrado sia stato etichettato come il portavoce di Putin in Europa, lanciando avvertimenti al Pd: «Non conviene che il Pd speculi, le notizie sono ancora incomplete e saranno presumibilmente arricchite con altri elementi riguardanti altri governi». Riferimento palese a Prodi e alla liberazione del giornalista Mastrogiacomo rapito nel 2007 da al-Qaeda. Replicano congiuntamente Prodi-D'Alema, per smentire notizie uscite ieri sulla Stampa: «Il governo italiano non pagò alcun riscatto per la liberazione di Mastrogiacomo». Mentre D'Alema, all'epoca ministro degli esteri, ironizza: «Certo non potranno dire che Prodi partecipava a festini selvaggi».

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Paolo Carletti