Carfagna-Mussolini, guerra d'insulti

ROMA.Sulle prossime scelte politiche di Mara Carfagna è giallo. Lei nega «categoricamente il passaggio a Futuro e Libertà», anche se il tam-tam delle indiscrezioni dice che l'accordo con la formazione di Gianfranco Fini, complice l'amicizia e i consigli del futurista Italo Bocchino, sarebbe già fatto. In realtà, a leggere il testo dell'intervista al Mattino di Napoli, il ministro delle Pari opportunità, che punta a diventare il prossimo sindaco di Napoli, sarebbe più interessata a «Forza Sud», la nuova formazione politica di Gianfranco Miccichè. Intanto esplode la polemica sulla dichiarazione di Nichi Vendola in cui definisce «la guerra tra bande» in Campania «una questione criminale». Il presidente della provincia di Salerno Edmondo Cirielli, nemico politico del ministro delle Pari opportunità, ha promesso di querelarlo.
La Carfagna, che due giorni fa ha confermato l'intenzione di lasciare governo, Pdl e parlamento dopo il voto di fiducia il 15 dicembre (anche se per prassi l'aula potrebbe respingere le sue dimissioni) deve comunque avere un chiarimento definitivo con il premier. L'incontro è previsto a metà settimana. Da Berlusconi - apparso assai seccato per un caso che ha oscurato il vertice Nato di Lisbona - la Carfagna attende risposte: «Dovrà dimostrarmi che il partito è tornato nelle sue mani». Il ministro pretende pulizia in Campania, dove il Pdl, accusa, è lacerato da «una guerra tra bande» attorno all'affare dei termovalorizzatori.
Ma il fuoco amico sulla ex pupilla del Cavaliere è già partito. Il nemico numero uno è Alessandra Mussolini, che aveva acceso la scintilla scattandole una foto mentre parlava con Bocchino. «A Napoli le chiamano 'vajasse" (prostituta, donna che vive nei bassi, ndr)» l'ha liquidata Carfagna. Mussolini promette di restituirle la cortesia: «Alla prima occasione sarà mia cura replicare ai suoi insulti» dice, chiedendo al presidente della Camera di tutelare la sua «onorabilità». Duro Giancarlo Lehner: «Siamo orfani felici di Mara. Non ha mai avuto attenzione alcuna per la sua terra».
A difenderla è il governatore della Campania Stefano Caldoro, di cui il ministro aveva appoggiato la candidatura contro Nicola Cosentino, l'ex sottosegretario indagato per presunti rapporti con i Casalesi: «È leale ed è una grande risorsa. Il gruppo dirigente non deve far sentire nessuno come straniero in patria. Solo Berlusconi può trovare la sintesi». Fuori Cosentino dunque? «Non personalizzo, ma serve rinnovamento». Gettano acqua sul fuoco i colleghi ministri. Roberto Maroni: «La stimo». Gianfranco Rotondi: «Berlusconi non è un dio greco che mangia i figli». Brunetta: «Normale dialettica».
Per l'opposizione però la vicenda è emblematica della crisi della maggioranza. Per il Pd, con Maurizio Migliavacca e Luigi Zanda, e l'IdV, con Massimo Donadi, il caso conferma le preoccupazioni su una gestione «opaca» dei rifiuti. E il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini definisce «preoccupanti» le dimissioni di un ministro che parla di un partito «ridotto a un comitato d'affari». (m.r.t.)

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