Battute? Sono verità che vengono a galla


Ma si, sono solo battute innocenti. Quante storie per un Bossi che dà dei porci ai romani e quanto sdegno per il senatore Ciarrapico che accusa i finiani rinnegati di tradire, al pari degli ebrei, che, non si può certo dimenticare, sono quelli che hanno ammazzato Gesù Cristo.
A Bossi (che ieri ha chiesto scusa dopo quattro giorni) ha ben risposto «er pupone» Totti che lo ha invitato a venirlo a dire a Roma al Colosseo, e ci vorrebbe, ma ancora non è arrivato nessuno, qualcuno che invitasse Ciarrapico a far visita alla sinagoga di Roma cosi vediamo che succede.
Nel crepuscolo del governo Berlusconi accadono cose interessanti, come se d'un tratto molte verità avessero deciso di venire a galla tutte insieme. Viene a galla la verità di un Berlusconi che ronfa al Senato mentre un premuroso Sandro Bondi cerca di scuoterlo per evitargli la solita mesta figura (ma è una notizia già vecchia).
Vengono fuori le storie oscure di parlamentari da due soldi comprati con qualche promessa (gira perfino voce di un deputato dell'opposizione che avrebbe promesso di passare con la maggioranza se Berlusconi si compra il suo giornaletto per venti milioni di euro). Emergono, come in un improvviso e coloratissimo show down, gli istinti più bassi e mefitici, quelli che nutrivano i romanzi di Dostoevskij.
Giuseppe Ciarrapico è un esempio luminoso di emersione dal sottosuolo. Finora almeno, da quando Silvio Berlusconi ha deciso di candidarlo per un seggio al Senato, se n'è stato zitto e buono, non perché preferisse tacere il suo ricco curriculum di fascista duro e puro, ma probabilmente perché non aveva nulla da dire in un'aula della democrazia.
Appena il senatore ha preso la parola, l'antisemitismo gli è sgorgato dal cuore probabilmente regalandogli un senso di autentica liberazione. Come quelli che dicono: «per carità, io ho un sacco di amici ebrei. Certo che a volte...»
Ciarrapico, come può agevolmente scoprire chiunque esaminando la sua storia, non solo è un fascista, che sarebbe il meno, ma è un autentico collezionista di sbarre carcerarie, avendo frequentato innumerevoli aule di giustizia con condanne per i classici delitti dei colletti bianchi, pur essendo lui un colletto nerissimo, quali truffe, bancarotte, impicci e imbrogli. Infatti è molto ricco, possiede una casa editrice e siede in Senato.
Ma soprattutto, e chiunque guardando la diretta tv del dibattito ha potuto rendersene conto, è vecchio, sfiatato e non si può dire che sia molto presente a se stesso. Forse, anzi, senza forse, è arrivato il momento per lui, come per molti altri, di ritirarsi tra i busti del duce e i gagliardetti a contemplare il tempo che fu.
Forse sta veramente arrivando alla fine il tempo dei vecchi lestofanti, di quelli che, proprio come Ciarrapico, non appartengono a nessuna civiltà che non sia nelle loro quattro mura e nei loro cinque portaborse. Senza essere troppo ottimisti, ma chissà, presto si potrà guardare in faccia nuovi volti, forse puliti, forse onesti, perfino intelligenti e preparati. Prima però bisogna fare in fretta a liberarsi dell'inutile e del superfluo.
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Luigi Irdi