Van Gogh, si infittisce il mistero
ROMA.Un Van Gogh scomparso, due arresti inesistenti e un ministro sull'orlo di una crisi di nervi. Si tinge di giallo il misterioso furto avvenuto sabato mattina al Mahmoud Kalil Museum del Cairo. Con un clamoroso dietrofront le autorità egiziane hanno smentito il ritrovamento della preziosa tela ed escluso l'esistenza del fermo di due cittadini italiani.
Ad annunciare l'arresto di una coppia di giovani italiani, sorpresi all'aeroporto del Cairo con la refurtiva in valigia, era stato l'altro ieri sera il ministro della Cultura egiziano, Farouk Hosni. Un annuncio trionfale, battuto dalla agenzie di stampa di tutto il mondo, che dava per conclusa la caccia al ladro e per recuperato il celebre dipinto.
I due arrestati, secondo le dettagliate notizie diffuse, avevano visitato il museo in mattinata assieme ad un piccolo gruppo di turisti russi e spagnoli. Non più di dieci persone, le sole presenti nel museo fra le 11 e le 13, che erano state tutte perquisite sul posto subito dopo la scoperta del furto. Tutte tranne quella coppia di italiani che nel racconto dei testimoni avrebbe abbandonato il museo in fretta e furia. E che qualche ora dopo sarebbe stata rintracciata all'aeroporto del Cairo, pronta a lasciare la capitale con addosso «I papaveri», la tela da 39 milioni di euro trafugata con un banale taglierino.
Nel dare la notizia del doppio arresto, il ministro Hosni si era spinto oltre indugiando sui particolari della versione resa dagli italiani alla polizia doganale: «Abbiamo comprato quella tela da un egiziano. Non avevamo idea che fosse rubata».
Ieri mattina, invece, l'imbarazzante retromarcia. «L'informazione del ritrovamento proveniva da un responsabile del ministero che l'ha trasmessa in una comunicazione telefonica. L'informazione si è rivelata inesatta. Non c'è stato alcun arresto, tantomeno di cittadini italiani», ha detto Hosni in conferenza stampa.
Le giustificazioni di Hosni non hanno comunque placato l'irritazione delle autorità diplomatiche e in particolare del console aggiunto, Caterina Gioiella, che sta seguendo la vicenda e che non era stata nemmeno informata del presunto fermo. Il ministero degli Esteri, nella giornata di ieri, ha provato a chiarire, sgomberando il campo dai dubbi. «Nessun italiano è mai stato coinvolto in alcun modo nella vicenda» del quadro rubato, si legge in una nota diffusa dalla Farnesina.
Ma il giallo del Van Gogh è tutt'altro che risolto. E mentre l'aeroporto del Cairo resta blindato dalla polizia, che procede alla minuziosa perquisizione di tutti i viaggiatori in partenza, al museo Kalil c'è stato ieri l'assalto dei giornalisti: un'autentica ressa che ha finito per travolgere e mandare in pezzi una statua di Cupido ospitata nei giardini del complesso.
La tela milionaria, dicono le prime indagini, è stata asportata con un taglierino mentre l'allarme del museo era fuori uso e solo 7 delle 43 telecamere di sorveglianza erano in funzione. Quindici pubblici ufficiali sono già sotto inchiesta. Tra loro un direttore genarale del ministero e il direttore del museo. I «Papaveri» erano già stati rubati nel 1978 e rintracciati in Kuwait, dopo dieci anni, in circostanze mai chiarite.