Il giusto profitto dell'impresa


Riflettere sulle parole di Gesu' e' una sfida sempre impegnativa. Sia per un credente sia per un non credente serio nell'interrogarsi sulle ragioni e il senso della vita. Per un credente, inoltre, misurarsi con le parole di Gesù non può e non deve mai prescindere dalla consapevolezza che il cristianesimo non è un insieme di regole da rispettare e applicare, ma l'incontro quotidiano con un Dio che si è fatto carne. Solo nella prospettiva - e nella certezza - di questa compagnia quotidiana con Gesù le frasi del Nazareno assumono uno spessore meno dogmatico e più amichevole. Conclusa questa premessa, proverò allora - con l'umiltà che un laico dovrebbe avere nel commentare il Vangelo - a fornire qualche spunto di riflessione, con inevitabili accenni a temi di attualità.
Il Vangelo odierno di Luca è interamente incentrato sul rapporto tra l'uomo, Dio e la ricchezza. E sono parole dure quelle che Gesù usa nei confronti dell'imprenditore agricolo che pensa ad una vita oziosa in cui godere dei soldi guadagnati con i suoi abbondanti raccolti.
Dobbiamo allora pensare che Gesù e la Chiesa (segno concreto della sua presenza per l'uomo contemporaneo) siano contro la ricchezza o gli imprenditori che producono e guadagnano? Non è affatto cosi. L'ammonimento severo di Gesù è a vivere la ricchezza come dono di Dio, da condividere e (re)distribuire.
Anche gli insegnamenti della Chiesa, non da ultima l'enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, sono pieni di passaggi in cui il profitto e l'imprenditoria sono guardati con favore, se concepiti e vissuti per costruire il bene comune.
In un contesto economico e sociale come l'attuale, caratterizzato da forti criticità per famiglie e imprese, l'invito a usare - e reinvestire - il denaro per fini sociali è quantomai decisivo. La crisi globale che abbiamo vissuto e stiamo ancora parzialmente vivendo è nata da un scorretto rapporto tra profitto e lavoro. Alla ricchezza costruita con sacrifici (e l'etimologia latina sacrum facere ci ricorda il legame con il sacro) si è contrapposta una ricchezza incentrata sulle speculazioni finanziarie. La convinzione che attraverso mutui sub-prime e hedge funds (termini ormai conosciuti da tutti) si potesse costruire facile ricchezza si è presto rivelata una grande bugia. Moltissime imprese che hanno abbandonato la strada della produzione, dell'innovazione e della formazione del personale per investimenti finanziari all'apparenza super redditizi, si sono ritrovate sull'orlo del fallimento e con centinaia di risorse umane licenziate o poste in cassa integrazione. Queste imprese possono essere tranquillamente paragonate allo stolto e ricco agricoltore del vangelo.
Per uscire dalla crisi, la nostra provincia e le nostre imprese hanno allora bisogno di imprenditori che vedano nel loro lavoro l'occasione per rendere gloria a Dio, con la creazione di nuovi posti di lavoro, con risposte produttive intelligenti per i nuovi bisogni economici e sociali, con investimenti seri in capitale umano e formazione. E' questo tipo di ricchezza, attenta a Dio e alla sua creatura (l'uomo), che Gesù invoca. Una ricchezza cosi potentemente umana non potrà che avere ricadute positive per tutto il nostro territorio.
Presidente dell'Agenzia provinciale orientamento formazione e lavoro, Pavia

Filippo Cavazza