Van Marwijk gioca a nascondere l'Olanda


JOHANNESBURG. Il cuore batte forte. La pressione supera i livelli di tolleranza. Serve l'ossigeno per respirare e non solo perché Johannesburg è a 1.800 metri d'altitudine. Il Ct olandeseVan Marwijk ostenta sicurezza alla vigilia ma di momenti cosi non ne ha mai vissuti.
Del resto da calciatore mentre i suoi grandi contemporanei Cruijffe Neeskensconquistavano l'Europa, lui sbarcava il lunario nell'Az Alkmaar e nel Fortuna Sittard e da allenatore solo negli ultimi anni si è accomodato su panchine importanti. Da giocatore ha cantato l'inno olandese solo in un'occasione nel 1975. Insomma, tanta gavetta prima di arrivare in cima al mondo.
«È la partita più importante della mia vita - afferma sincero il Ct - del resto non ho avuto una grande carriera da calciatore anche perché ai miei tempi la concorrenza era terribile. Però sono preparato e tranquillo e ho cercato di trasmettere la mia calma anche ai ragazzi».
Van Marwijksul piano tattico non ha represso la vocazione istintiva all'attacco degli olandesi anche se ha curato con attenzione la fase difensiva. Ma il suo capolavoro è stato nello spogliatoio dove è riuscito a far convivere dei separati in casa come Sneijdere Van Persie.
«Si è costruito un po' troppo attorno a queste cose - taglia corto l'allenatore - abbiamo avuto dei problemi come un po' tutte le squadre ma il nostro gruppo è unito e ha chiaro in mente l'obiettivo: vincere il Mondiale. Come? Se permettete lo tengo per me e per i miei ragazzi ma ho studiato un paio di cose per mettere in difficoltà gli spagnoli».
Un po' spagnolo è capitan Van Bronckhorst. Ha indossato per qualche anno la maglia del Barcellona e dall'altra parte della barricata ha ancora degli amici.
«Sono legatissimo a Xavie a Puyol- dichiara il capitano dell'Olanda - con loro ho vissuto momenti indimenticabili e vinto tantissimo ma è niente in confronto all'appumtamento con la finale del Mondiale. Siamo insieme da quasi due mesi e nonostante qualche piccola frizione abbiamo creato un buon gruppo. Anche chi gioca meno o non gioca affatto si sente parte integrante di questa squadra che può realizzare qualcosa di storico per noi e per una nazione intera. Nelle altre due finali abbiamo perso perché opposti ai padroni di casa mentre stavolta non è cosi e l'incontro sarà molto più equilibrato».
La pelle olivastra del capitano di lungo corso tradisce le origini delle Antille di questo giocatore centenario della Oranje dove ha debuttato nel 1996. A 35 anni dopo i trionfi con Rangers, Arsenal, Feyenoord e soprattutto Barcellona, Van Bronckhorstpuò scrivere la pagina più bella della sua avventura calcistica.
«Mi sembra incredibile - chiude il capitano dell'Olanda - da bambino ho visto Maradonaalzare la Coppa del mondo e poi da giocatore sono stato spettatore ai successi di Cafù, Zidane, Cannavaro. Sarebbe un sogno poter alzare la Coppa del mondo e soprattutto riceverla da un personaggio leggendario come Nelson Mandela».

dall'inviato Valentino Beccari