Ticino senza pesci Arborelle divorate dagli aspi-killer

PAVIA. Piero Varesi si sporge dal pontile del Club vogatori pavesi in Borgo Ticino e indica l'acqua: «Guardi qui sotto, vicino ai sassi. Era pieno di pesciolini, avannotti, arborelle. Fino a 2 anni fa. Ora non si vede più niente, è come se il fiume fosse morto».
La causa? Varesi allarga le braccia: «Chi lo sa? L'inquinamento, forse, si ha sempre l'impressione che l'acqua sia sporca, ma non basta, c'è qualcos'altro».
Per capire che il Ticino è cambiato si può partire proprio da qui, dal Borgo, l'ex quartiere di lavandaie e pescatori.
«Solo verso il fine settimana si vede qualcuno pescare, ma sono pochissimi, ormai», spiega Bruno Sarani, ex comandante dei vigili di Pavia, borghigiano della Curt di frà. «Quindici anni fa per pescare in Borgo Basso bisognava andare a prendere il posto alle tre del mattino», dice Bruno Ferrari, che con il fratello Giulio gestisce l'unico negozio di pesca rimasto a Pavia, vicino al Gravellone (nel 1995 c'erano altri dodici negozi).
«Non c'è una sola causa della scomparsa dei pesci - dice Paolo Federico, storico pescatore a Ticino -. Bisogna andare indietro fino al 1984, quando a Torre d'Isola abbiamo visto arrivare i primi cormorani. Pensavamo fosse un segnale di rinaturalizzazione. Invece era l'inizio del disastro».
«I cormorani hanno iniziato a fare incetta di pesci piccoli, la specialità del Ticino, anche dal punto di vista gastronomico - spiega Roberto Lola, originario di Massaua di Torre d'Isola -. Oggi le arborelle non ci sono più. Perché dopo i cormorani sono arrivati i siluri, che però sono pesci stupidi. A devastare il Ticino e a impoverirlo sono stati altri due predatori, l'aspio e il lucioperca. Più il primo del secondo, perché chi pesca un lucioperca, o un perca, come lo chiamiamo noi, non lo ributta nemmeno, lo porta a casa e lo mangia, perché è il pesce d'acqua dolce più buono. Io, comunque, a Ticino non vado più, è inutile, vado in lanca, a fare le gare, li almeno mi diverto».
Luca Canova, zoologo dell'università di Pavia, è anche un appassionato pescatore: «E' difficile essere certi della diminuizione dei pesci. E' sicuro che alcuni assembramenti, come quelli di cavedani e altri ciprinidi che oscuravano il letto del fiume fino a tre anni fa durante l'inverno sono scomparsi. Quel che è certo è che la comunità ittica è cambiata, nel senso che ormai la metà delle specie presenti nei fiumi della Lombardia non è originaria di qui. E' possibile che la prevalenza di specie straniere predatrici come l'aspio, il lucioperca o il siluro provochi effetti diretti sulle altre popolazioni di pesce ma sono effetti concomitanti, che vanno analizzati insieme all'inquinamento termico e chimico».
Ma come hanno fatto ad arrivare queste specie divoratrici nei nostri fiumi? Secondo gli esperti dell'università le cause vanno a ricercate nelle continue immissioni di enormi quantitativi di pesci di dubbia provenienza. «Immissioni che non sono state fatte da noi - precisa Luca Canova -. La Provincia di Pavia si è comportata correttamente. Di norma questi pesci sono stati scelti comprandoli all'est perché costavano meno, ma hanno riempiuto i fiumi di speci che non c'entravano niente con il Po e il Ticino. Purtroppo l'uomo non vede quel che c'è sottacqua. Dove si è consumata una catastrofe ecologica nel silenzio collettivo, perché mancava l'osservazione del fenomeno».
L'ecosistema ha reagito lentamente, poi il cambiamento è esploso: «Le prime segnalazioni di siluro risalgono agli anni '50, ma la specie è esplosa demograficamente quando le condizioni ambientali sono divenute idonee».
Chi sta cercando di contrastare la moria è il Parco del Ticino che si occupa del controllo ittico in particolare nella zona di Vigevano, ma non solo. «Quest'anno - spiega il vicepresidente Luigi Duse - abbiamo buttato 100mila lucci, 150mila avannotti di tinca, 150mila avannotti di trota marmorata e stiamo lavorando alla reintroduzione dello storione. Presto avremo anche i risultati scientifici sulla quantità di pesci. Stiamo monitorando la situazione. Ma il Ticino resta il migliore fiume italiano, anche dal punto di vista della fauna ittica».
Roberto Deleani è un altro pescatore, un giovane di 30 anni: «Ho iniziato ad accompagnare mio padre, poi questo sport è diventato una vera passione - racconta - ma a Ticino io non vado, vado nei carpodromi, nei laghetti e nei campi gara. Mi diverto di più. Costa? Abbastanza. Per iniziare servono almeno 2mila euro».