Perché volevano ammazzarci?

ROSARNO.«Perché? Perché ci hanno sparato? Non avevamo fatto nulla, siamo qui solo per lavorare». Omar, Ibrahim e Mohammed - i nomi sono di fantasia - sono ricoverati nel reparto di chirurgia dell'Ospedale di Gioia Tauro: dopo la rivolta dei loro connazionali sono stati feriti con colpi di fucile a pallini a Rosarno. E dal loro letto dell'ospedale continuano a non capire il perchè di tutta questa violenza visto che, dicono, non hanno neanche partecipato agli scontri.
«Stavo tornando dal supermercato - racconta Omar, uno dei due immigrati feriti la sera di giovedi, l'episodio che ha scatenato la rivolta - si è avvicinata una macchina e mi hanno sparato, io non avevo fatto nulla, me ne stavo tornando a casa dopo aver lavorato nei campi». Ora è disteso in un letto d'ospedale, con le ferite all'inguine provocate dai colpi sparati dal fucile a pallini.
Di fronte a lui Ibrahim e Mohammed, i due giovani della Guinea gambizzati ieri sera. «Eravamo nel cortile di casa - raccontano, con delle vistose bende insanguinate che gli fasciano le gambe - e ci hanno sparato con un fucile da caccia, non li abbiamo neanche visti, abbiamo solo sentito i colpi». «Ma perchè ce l'hanno con noi - dice Ibrahim piangendo - non abbiamo neanche partecipato alla rivolta. Siamo arrivati qui venti giorni fa per lavorare e ora non prenderemo neanche la paga». I due ragazzi non sono in pericolo di vita ma sarà difficile che potranno tornare a fare lavori di fatica: nelle loro gambe le lastre hanno evidenziato almeno una cinquantina di pallini.
Si allenta invece la tensione e la paura sui volti degli immigrati trasferiti al Centro di prima accoglienza Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto, a Crotone. Ibrahim, 23 anni, nigeriano, racconta: «Nel mio Paese facevo il commerciante, poi sono fuggito per non avere problemi con i ribelli». Nel corso degli scontri scoppiati giovedi sera, dice Ibrahim «ho avuto problemi con la polizia, sono venuto a contatto con loro. Poi la polizia mi ha invitato a venire qui a Sant'Anna ed ho accettato. Adesso voglio tornare a Roma». Ed in effetti è questa la volontà espressa dalla maggioranza degli immigrati giunti da Rosarno. Per loro, quasi tutti in possesso di un permesso che li autorizza a stare in Italia, il Centro di prima accoglienza del Crotonese, è solo una tappa di un viaggio che è ancora lontano dall'essere finito.